Perché la festa della mamma può essere abolita

È assai difficile che l’asilo Chicco di Grano, nel quartiere Ardeatino di Roma, sia un covo di ideologia gender, un luogo dove distribuiscono volantini pro diritti Lgbt e dove si indottrinano i genitori all’inesistenza del genere. Probabilmente invece le insegnanti di quell’istituto si sono trovate di fronte a un fatto pratico. In quella classe c’era un bambino figlio di una coppia di padri omosessuali, e dunque destinato a non poter festeggiare la Festa della mamma. Quindi, semplicemente, hanno deciso che fosse meglio parlare di una più inclusiva, ma non meno allegra, “Festa delle famiglie”.

 Leggendo la notizia mi sono ricordata dell’asilo dove andava mio figlio qualche anno fa. Loro la festa della famiglia l’avevano abolita fin dall’inizio. Era una scuola dove c’erano bambini di varie culture, non coppie omosessuali. Mi dettero altre e valide ragioni. Ad esempio dissero che la madre poteva essere scomparsa o che comunque la famiglia poteva essere “allargata”. Nonni, zii, cugini, insomma era come se festeggiare la famiglia consentisse da un lato di essere discreti sulla composizione reale della famiglia del bambino, dall’altro di permettere al bambino di sentire “famiglia” non solo il padre e la madre, ma anche le altre figure di cura attorno a lui. A me sembrò una cosa così sensata che, ricordo, mi congratulai con la coordinatrice didattica.

Continua qui.

 

Rispondi