Alfie Evans, le mie risposte alle vostra critiche

Ho ricevuto centinaia e centinaia di commenti, alcuni positivi, moltissimi negativi, molti veri e propri insulti di ogni genere, per aver scritto che l’intervento del governo italiano sul caso Alfie – la cittadinanza concessa in due ore, l’aereo pronto per partire, l’intervento del Bambino Gesù e di altri ospedali – era a mio parereassurdo, incomprensibile, dettato da semplice zelo ideologico. In pochi però si sono soffermati sulla mia critica ai politici italiani, quasi tutti hanno inteso che io fossi apertamente a favore di uno Stato che stacca la spina a un bambino e lo lascia morire soffocato. Insensibile, senza cuore, fino ad arrivare all’epiteto di nazista.

A differenza di Michele Serra che parla di chattismo compulsivo che non considera “parola”, io rispetto ogni persona che decide di prendere “carta e penna” e scrivere. Credo che in ogni commento possa esserci un seme di verità, persino nei peggiori, quelli scritti con rabbia, livore, vero e proprio odio. E dunque, se i commenti erano centinaia, evidentemente ho toccato una corda sensibile, forse la più sensibile: quella che riguarda la cura di un bambino, la sua protezione, un gesto primario e ovvio, contro la scelta di “sopprimerlo”, lasciandolo senza aria e acqua.

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