Caso Alfie Evans, quell’assurda ideologia da parte dell’Italia

Ci vuole un po’ di distacco per analizzare con lucidità la vicenda di Alfie Evans, il bambino inglese affetto da una malattia neurodegenerativa grave e irreversibile che i giudici inglesi hanno dichiarato impossibilitato a vivere ulteriormente, decidendo la sospensione di tutte le cure che lo tenevano in vita. Ci vuole un po’ di distacco perché il pathos, la reazione istintiva che ci fa gridare all’omicidio senza pietà di un bambino di pochi mesi non ci aiuta a capire nulla di quello che sta realmente accadendo.

La vicenda è stata ricostruita in maniera corretta e completa da alcuni giornali, specie da Wired e dalla Ccn. I fatti sono andati così: per la legge inglese chi deve decidere in questi casi sono i genitoriinsieme ai medici. Normalmente si trova un accordo, in questo caso invece non c’è stata convergenza. Ecco perché si è dovuto ricorrere ai giudici, i quali più volte hanno deciso basandosi su una legge che consente in Inghilterra che si “stacchi la spina” dopo un anno di coma irreversibile e senza alcuna possibilità di guarigione.  Per la legge inglese, infatti, non ha senso continuare a tenere in vita un bambino che non ha nessuna possibilità di guarire, come tutti gli esperti (compresi quelli italiani) hanno dichiarato. Una tragediavera, nel senso originario della parola, cioè un conflitto doloroso e lacerante tra due posizioni, a cui noi avremmo fatto bene a guardare con silenzio e rispetto.

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