Caso Levato-Boettcher, perché quel bambino non dovrebbe essere adottato

Non sono un’assistente sociale, una psicologa, né tantomeno sono un giudice. Parlo dunque semplicemente come giornalista che si occupa da anni di maternità e di infanzia, parlo come donna e madre. Ma da questo punto di vista non posso che giudicare come un atto ingiusto e violento quello di decidere, come ha fatto ieri la Cassazione, che il figlio di Martina Levato e Alexander Boettcher venga dato in adozione, con la conseguenza che nessuna persona della sua famiglia, né i genitori, né i nonni, potranno più vederlo.

Il primo motivo è che questo bambino non è un neonato, ha già due anni e mezzo, ha già conosciuto genitori e i nonni, ha già una memoria, ha già una storia. Darlo in adozione ora significherebbe strappare quei pur fragili legami che nel frattempo ha creato. Con conseguenze sicuramente devastanti, ammesso che si trovi una famiglia disposta ad adottarlo.

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