Guida automatica, una fantastica utopia democratica

Il ventenne che non ti dà la precedenza perché ormai privo del concetto di limite, la signora mechata sulla Smart che ti supera a destra col telefono all’orecchio, la drogata dello shopping che lascia l’auto al posto handicappati perché “tanto ci metto un minuto”. Per non parlare di quelli che travolgono pedoni per rispondere a un whatsapp o uccidono un ciclista perché alticci o drogati. Tutte categorie umane che, finalmente, spariranno (letteralmente) dalla circolazione. Insieme a loro sarà per fortuna cancellata anche tutta una serie di sentimenti di cui non sentiremo la mancanza: l’indicibile frustrazione di un uomo anziano nel momento in cui deve arrendersi e smettere di guidare, la tristezza di una nonna a cui il figlio a un certo punto vieti di portare i nipoti in macchina. E, ancora, la rabbia di un disabile che non trova chi lo accompagni o il dolore senza fine di chi ha perso qualcuno in un incidente. Ma come svanirà tutto questo, sovvertendo in meglio forse già le nostre esistenze, di sicuro quelle dei nostri figli? Attraverso l’avvento delle macchine a guida automatica, che sono già una realtà per molte case automobilistiche, anche se solo in via sperimentale. Eppure, invece di gioire di un cambiamento così portentoso, continuiamo a considerare l’auto come un possesso privato da esibire, sui cui avere sempre il controllo: mano sul cambio e piede sulla frizione, crediamo che così sarà per sempre, né desideriamo essere spodestati dal piacere fallico di lanciare il nostro mezzo nel traffico come ci pare, ottusamente convinti che salire in macchine guidate da noi sia sicuro. 

Per nostra fortuna il futuro è segnato e porterà il principio della razionalità nel luogo in cui viene più pervicacemente negato, e cioè nel traffico di città come Roma o Bangkok. Oltre, naturalmente, ad abbattere sia l’inquinamento – le nuove auto sono iperecologiche se non elettriche – che l’ossessione patrimoniale, visto che la macchina sarà sempre di più qualcosa che non si possiede ma si affitta.

C’è chi grida alla perdita dei posti di lavoro, chi alla perdita della privacy, chi al possibile attacco degli hacker, chi sostiene che l’auto automatica funzioni solo col beltempo o non sappia risolvere dilemmi etici. Quasi tutte fandonie, visto che sono le prime macchine in assoluto che migliorano le prestazioni con l’uso, perché dotate di software che si autoaggiornano e imparano dalla pratica. Quanto alla disoccupazione: come ogni rivoluzione tecnologica i posti si spostano in altri settori. E ai dilemmi etici: preferisco di gran lunga una macchina che decida di farmi fuori in rare situazioni ambigue ma abbatta del 90% le morti su strada.    Perché non c’è dubbio: la guida automatica è una sciagura solo per una categoria, quella delle aziende di pompe funebri. Per tutti gli altri sarà, appunto, una rivoluzione, una splendida utopia realizzata. Nata non dalla politica, figuriamoci, ma dalla tecnologia. L’unica da cui oggi arrivano vere e democratiche riforme.

Pubblicato sul Fatto quotidiano

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