“I pompini? Vi spiego perché le donne li odiano”

Si sente come una Barbie “parecchi anni dopo”: ha le caviglie gonfie, ha scoperto che Ken è gay, vive in un loft e si fa chiamare “Barbara”. In alternativa è “zia Lynne”: infatti sua sorella ha tre figli, “si alza alle sei e porta in giro tutto il giorno persone ingrate come una triste autista di Uber”. Ma soprattutto è una donna di 49 anni il cui lavoro, come ha detto al sito Splitsider.com, è “osservare il comportamento altrui peggio degli agenti dell’Fbi”. Si chiama Lynne Koplitz e, anche se il nome potrà dirvi poco, ha vent’anni di carriera alle spalle. Qualche mese fa Netflix l’ha chiamata per chiederle uno spettacolo sui fastidi della menopausa, lei non si è fatta pregare e ha messo su un’ora di pura comicità, dove la menopausa è la scusa per parlare di tutto, in particolare di come uomini e donne interagiscono tra loro, ma anche delle giovani generazioni, quelle che a cui non puoi intimare di alzarsi dal letto alle due del pomeriggio perché minacciano di chiamare la polizia (“Tanto la prigione è il mio piano per la pensione, chiama i poliziotti piccola troia”). Lo show, visibile ora anche su Netflix Italia, si chiama Hormonal Beast: in altre parole, “donna”, perché – dice Koplitz – “altro che pazze, noi siamo fottutamente ormonali, e d’altronde come potrebbe essere diverso visto che a 13 anni scopriamo che una persona potrebbe vivere dentro di noi e poi ogni mese riceviamo un messaggio che dice: sii pronta, l’ospite potrebbe arrivare questo mese”? A questa tempesta ormonale si oppone la totale basicità del maschio, che quando muore la nonna si masturba e si sente meglio e crede pure che “mettendosi la divisa della sua squadra l’aiuterà a vincere”. Gli uomini, spiega Koplitz, sono creature semplici, che puoi fare felici dandogli del cibo – “mettetevi la pancetta dietro le orecchie, altro che profumo” – ma soprattutto tacendo ed evitando di porre domande di cui sono del tutto prive le loro conversazioni (“Ciao, stasera vado a vedere uno spettacolo”. “Anche io”. “Ci vediamo lì”). E poi c’è il sesso, in particolare quello orale, “perché mette insieme due delle loro cose preferite”. Koplitz non ha paura a dire che alle donne il pompino fa schifo (d’altronde non si chiama appunto “blowjob?”), come spiegano in maniera eloquente i conati di vomito che arrivano quando non respiri con la bocca per un po’. Suoni che se fossero gli uomini a emettere provocherebbero nelle donne una reazione opposta al demenziale “lo sai che ti piace” (“Oddio che succede?? Corri, ti faccio un panino”). Ma l’ironia è per tutti, femministe comprese, specie quelle che alle sette di mattina le urlano sotto casa “sii fiera della tua vagina” e vengono invitate ad andare da Kellyanne Conway, consulente di Trump. Questa è Lynne Koplitz, “una zoccola dal cuore d’oro”, che a venti sognava l’abito bianco, a trenta il suo primo discorso all’Oscar, a quaranta “come rovesciare tavolini addosso a uno stupratore”. Oppure spiazzarlo, baciandolo in bocca e sussurrandogli “ti ho preso, ora sono la tua ragazza”, così da metterlo in fuga per sempre.

Pubblicato sul Fatto quotidiano.

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