Vacanze a casa, tutti i motivi di chi resta

Arrivano immancabili come i servizi sull’acqua da bere quando c’è afa o i turisti che sfregiano fontane millenarie: sono i rapporti sugli italiani che non vanno in vacanza che quest’anno, ci ricorda Confesercenti, sarebbero il 26% degli italiani. Su chi sia questo popolo – visto con un misto di pena e timore, quasi possa contagiarci con le sue ristrettezze – poco o nulla si sa. Eppure mai campione fu più variegato e fatto di persone normalissime: il non-vacanziero della porta accanto, insomma. Certo, la prima causa per la quale non si parte sono i soldi, ma non sempre perché manca un impiego fisso: “Vivo a Roma in affitto, faccio l’insegnante e mia moglie la segretaria, abbiamo un figlio piccolo”, spiega Stefano. “Banalmente, non ci bastano i soldi”.   Pure Federica abita in provincia di Roma, è precaria da anni, anche se ha appena vinto la cattedra: “Ma da settembre. Finora, con il mio compagno senza un posto fisso, niente vacanze. Cerchiamo di uscire la sera, fare qualche gita. Per fortuna abbiamo un grande giardino per nostra figlia di 4 anni”. Anche Francesca, traduttrice free lance, l’estate resta nella sua casa in una zona residenziale della capitale. Marito in mobilità, un adolescente che deve studiare perché rimandato e un “camper troppo vecchio per andare all’estero”. A stare peggio, comunque, sono i genitori single, specie le madri. Alessandra, terapista per bambini speciali, vive ad Ardea (“un comune in balia della mafia”), con uno dei due figli, ma il marito non le passa una lira di mantenimento. Lo stesso per Alessandra, di Como, un contratto non rinnovato e una vacanza a Dublino con i suoi due figli che salta all’ultimo.

Ma in vacanza non ci va anche chi, di lavoro, ne ha troppo. Emanuela, ad esempio, fa l’avvocata e la direttrice di un asilo nido: “Se arriva una notifica, si corre in tribunale. E poi io abito in Salento, quindi il mio asilo resta praticamente sempre aperto perché i genitori lavorano”. “Io non parto perché il mio lavoro non si ferma mai, anzi d’estate mi cercano di più”, racconta Enrico, traduttore. E poi ci sono poi quelli che un’occupazione l’hanno appena trovata, come Giulio, un contratto di tre mesi a Mediaset, o Agnese, che ha appena vinto un posto da assistente sociale a Modena. Tantissimi restano invece perché hanno a casa qualcuno che non può restare solo: un genitore ammalato, un animale ma anche – vero! – un balcone pieno di piante. Oppure nipoti da guardare, come Laura, di Bergamo, con una figlia medico sempre in ospedale. “Asili nido e tate scomparse, ho rinunciato alle mie vacanze per tenere i bambini. Ma è stato divertente, sono andata pure a Milano a giocare a bridge”. C’è poi chi, come Serena, soffre di pesanti attacchi di panico. Chi deve fare una chemioterapia. Chi non trova nessuno con cui partire perché è single e tutti gli amici sono sposati. E infine accade anche, specie in città di scarsa legalità come Roma, che la gente che ha ottenuto la casa popolare non se ne vada per la paura di ritrovarsela occupata.

Secondo gli esperti c’è il rischio di essere sopraffatti dalla vergogna sociale, ragion per cui molti si inventano una falsa vacanza o postano foto finte sui social network. Eppure sono in tanti a rivendicare questa scelta alternativa, come Laura, insegnante di yoga. “Il viaggio oggi è soprattutto turismo che inquina e non me la sento di contribuire. Ho visitato musei, frequentato arene cinematografiche, fatto lezioni all’aperto. È stato fantastico”. D’altronde, neanche papa Francesco fa vacanze (addirittura dal 1975) e anche quest’anno è rimasto a Roma a lavorare. Ma non ha dimenticato di invitare i fedeli a pregare per chi non è potuto partire. Perché appunto, c’è chi resta per convinzione e chi, invece, per sgradita necessità.

Pubblicato sul Fatto quotidiano. 

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