«Tutti i danni delle psicosette»

All’inizio ha la vesti di una grande e affettuosa famiglia, che promette che nulla potrà accaderti (è la fase del “love bonding”). Poco dopo arriva l’indottrinamento basilare: tutto ciò che di positivo ti accade – viene detto – è merito della pratica spirituale; il negativo invece è un ostacolo per impedire la tua illuminazione e piena realizzazione. La terza fase assume le sembianze di una volontà di dominazione mondiale, che investe gli adepti della missione di illuminare gli altri. Ed ecco che si arriva alla fatidica spaccatura noi/resto del mondo, che diventa, quando quest’ultimo si oppone, un demone da trasformare oppure lasciare, che sia lavoro o famiglia. Sono i tratti comuni di quelle che L’Associazione Italiana Vittime delle Sette (AIVS), nata per dare sostegno ai fuoriusciti spesso ridotti in stato miserabile, chiama “psicosette”, ritenute assai più pericolose delle più folcloristiche, ma del tutto minoritarie, sette sataniche.

“Con una scelta che ha suscitato polemiche, ma nella quale crediamo molto, abbiamo deciso di dedicarci a quattro sette o ‘movimenti’”, spiega il Presidente dell’Associazione Toni Occhiello. “Anzitutto, quello della ricchissima Soka Gakkai – parzialmente vietata in Francia e altrove – che prima di ottenere incredibilmente nel 2015, grazie al governo Renzi e nel silenzio generale, l’accesso ai fondi dell’8 per mille, si definiva un’associazione laica. Sul nostro sito ci sono storie di famiglie distrutte, di giovani disoccupati totalmente assoggettati. Io stesso ne ho fatto parte trent’anni e quando sono uscito hanno cercato di screditarmi in tutti i modi. E dire che hanno testimonial eccellenti, come ad esempio Roberto Baggio”. “La seconda setta di cui ci occupiamo è Scientology, che qui in Italia fortunatamente non ha i numeri che ha negli Stati Uniti; poi ci sono i Testimoni di Geova, i più totalizzanti, e Damanhur, comunità piemontese basata sul credo del capo spirituale Oberto Airaudi. Non vogliamo infine dimenticarci dei ciarlatani che curano tumori con le erbe o degli omeopati che lasciano morire bambini: ma siamo convinti che le psicosette siano più insidiose, perché mascherano, dietro una melassa ecumenica new age, un pericoloso mix di religione, politica e psicologia”. Di tutto questo si parlerà mercoledì 21 a Roma in un convegno al Senato, organizzato da AIVS, dal titolo “Vittime delle sette. Democrazia negata”. Perché sì, c’è anche un problema normativo visto che, dopo l’abolizione del reato di plagio, gli avvocati e i giudici sono costretti a barcamenarsi tra il reato di circonvenzione di incapace e quello di truffa. Spiega Annalisa Montanaro, consulente del Centro di assistenza Legale dell’AIVS: “Stiamo studiando una proposta di legge che renda possibile perseguire, compatibilmente con la legge sulla libertà di culto e di pensiero, la manipolazione psicologica e intellettiva e che aiuti a diffondere una cultura che permetta alle vittime, che spesso si trasformano in carnefici, di reagire”. “Ma no, non chiamateci antispiritualisti”, precisa Occhiello, “semplicemente crediamo che le cose possano essere viste con più razionalità. E comunque c’è un principio a cui consiglio di ispirarsi: se è troppo bello, allora non è vero”.

Ho ricevuto molte critiche da parte di membri della Soka Gakkai, soprattutto relative al fatto di aver dato voce a un’associazione neonata e poco nota, senza ascoltare il parere della Soka stessa. Riporto quindi la replica ufficiale, più la controreplica.

Caro Direttore,

Mi sorprende che un giornale prestigioso e rigoroso nell’uso delle fonti come il Fatto Quotidiano abbia permesso la pubblicazione dell’articolo dal titolo “sedotti, indottrinati e distrutti: il finto mondo delle psicosette” a firma di Elisabetta Ambrosi (pag. 16, Ed. del 19.6.17).

Al di là della smentita di rito su ogni accostamento diretto o indiretto dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai ad attività manipolatorie e settarie, ciò che meraviglia di più é come proprio sul suo giornale venga permesso ad un club di tre noti ex membri del nostro istituto, autoproclamatisi “antisetta”, dedito a continue attività diffamatorie e peraltro lontano da qualsiasi riconoscimento giuridico e/o scientifico, di infangare il credo di decine di migliaia di cittadini italiani che seguono questa religione riconosciuta dallo Stato. Spero tanto invece che la sua testata faccia la stessa luce sulla violenza che questi individui hanno usato ed usano sui social media verso decine di nostri concittadini.

Per quanto riguarda la Soka Gakkai, come altre volte anche il suo giornale ha correttamente riportato dai suoi corrispondenti in Giappone, rappresenta una delle famiglie contemporanee della grande tradizione Buddista. Il Buddismo professato dalla Soka Gakkai, che in Giappone conta 12 milioni di fedeli e rappresenta la maggior scuola laica buddista del paese, fa riferimento alla dottrina  così come fu rielaborata e codificata dal Budda Nichiren Daishonin nel XIII Secolo. Contemporaneo di San Francesco ed animato dallo stesso spirito riformatore, il Daishonin volle rielaborare un insegnamento destinato a far si che ogni individuo, anche il più povero, il più semplice, avesse il diritto di accedere agli insegnamenti del Buddha senza mediazione e con semplicità, destrutturando il tradizionale sistema di potere gerarchico-temporale esistente tra clero e laici. Questa sua eredità è stata conservata nei secoli ed è alla base del Buddismo della Soka Gakkai professato in 192 paesi del mondo.

In Europa svolgiamo insieme a tutte le altre famiglie e tradizioni buddiste la nostra missione di diffusione del Dharma (il Presidente dell’Unione Buddista Europea è un membro della Soka Gakkai). In Italia, dove questo tipo di dottrina è praticato da 85.000 concittadini, dopo un lunghissimo e rigoroso iter ministeriale e di controllo è dallo scorso anno culto riconosciuto dallo Stato a seguito della Legge di intesa approvata dal Parlamento all’unanimità e con il supporto di tutti i gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione sia alla Camera che al Senato.

Per tutte queste ragioni occorre meditare mille volte prima di additare una religione differente come entità settaria da mettere al bando poiché non é immaginabile che proprio il tuo giornale contribuisca al clima di tensione che vediamo quotidianamente sul nostro continente ed in altre parti del mondo. Come è tradizione buddista, le nostre porte comunque sono sempre aperte ed invitiamo la stessa Ambrosi e qualunque altro redattore de Il Fatto Quotidiano a visitare i centri del nostro Istituto e conoscere la nostra famiglia.

Sicuro della pubblicazione di questa replica ti invio i più cari saluti.

Enzo Cursio

Capo Ufficio Stampa

Qui la mia replica.

Gentile Enzo Cursio,

la sua replica mi dà l’occasione di spiegarle il senso del nostro articolo, collocato in uno spazio-rubrica che non permetteva un’inchiesta o un reportage vero e proprio. Abbiamo deciso di dare voce, in occasione di un convegno in Senato, a un’Associazione molto seria che dà sostegno ai fuoriusciti dalla sette, tra cui anche persone provenienti dalla Soka Gakkai, con cui ho a lungo parlato in questa occasione. È vero, la Soka Gakkai è stata recentemente riconosciuta come religione di Stato, ma è proprio questa scelta che questa Associazione contesta. Come giornalista, che peraltro simpatizza per la Soka ormai da alcuni anni, mi incuriosisce anche un punto di vista diverso. Ad ogni modo mi pare giusto e urgente fare un’inchiesta più strutturata su un fenomeno che, non c’è dubbio, riguarda ormai milioni di persone. A risentirci a breve,spero. Un caro saluto, Elisabetta Ambrosi

 

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