Autosvezzamento? Si fa così

Basta con lo svezzamento uguale per tutti i lattanti, “fatto con lo stampino, neanche si trattasse di polli in batteria”: oggi è tempo di riconoscere la diversità di ogni bambino e procedere all’autosvezzamento, o meglio all’“Alimentazione Complementare a Richiesta (ACR)”. Lo sostiene, nel libro Autosvezzamento per tutti (con la prefazione del pediatra Lucio Piermarini), l’ingegnere appassionato di alimentazione e infanzia Andrea Re, che con sua moglie Gloria Conti cura il sito Autosvezzamento.it. La tesi di fondo dell’autosvezzamento è semplice e insieme rivoluzionaria: ogni bambino è in grado di svezzarsi da solo. Proprio come il pargoletto impara a gattonare, camminare, parlare da solo, anche il passaggio da un’alimentazione solo lattea a una solida fa parte delle tappe che tutti i bambini raggiungono, se li si lascia liberi di seguire i loro tempi. Nello svezzamento il vero protagonista è il bambino, mentre il genitore ha il compito di facilitare il bimbo. Questa rivoluzione si esprime anche nel linguaggio: non si dovrebbe dire “Tra poco (auto)svezzerò il mio bambino”, ma “tra poco mio figlio comincerà a svezzarsi”.

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