La Montessori è cool, ma la sua scienza è rimasta sulla carta

Su quel testo aveva lavorato a più riprese Maria Montessori, senza riuscire però a concluderlo. Così la trilogia che includeva “Psicogeometria” e “Psicoaritmetica” (usciti in Spagna nel 1934) era rimasta fino ad oggi tronca del terzo volume, “Psicogrammatica”. Volume che finalmente esce in Italia, per la prima volta in assoluto nel mondo, grazie al lavoro di Clara Tornar, ordinaria e direttrice del Centro di Studi Montessoriani dell’Università di Roma Tre, e di Grazia Honegger Fresco, allieva di Maria Montessori e direttrice per oltre vent’anni della Scuola Montessori di Castellanza (FrancoAngeli). Già il titolo racconta di una rivoluzione nel modo di pensare la grammatica: non tanto arida disciplina d’insegnamento, ma vero strumento di sviluppo psichico del bambino. “Montessori era convinta”, spiegano le curatrici, “che il bambino possedesse già una sua grammatica implicita acquisita parlando, e che pertanto l’insegnante dovesse solo aiutarlo a scoprire gli elementi funzionali del linguaggio attraverso l’azione e il movimento, la vista e il tatto”. E infatti il libro contiene ben 98 figure che ricordano l’importanza di ricorrere sempre alla raffigurazione grafica per descrivere le varie sfumature del linguaggio. “Nel libro ciascuna parte del discorso – nome, verbo etc – viene legata a un simbolo e a un colore, e i bambini lavorano associando materialmente le varie parti all’interno di una frase che può essere modificata spostando i vari elementi, in modo da scoprire la grammatica implicita nel loro linguaggio”.

La pubblicazione dell’inedito rilancia non solo il pensiero di Montessori, ma anche la questione delle sue scuole, ambitissime dai genitori italiani (che si raccolgono in affollati gruppi Facebook, come “Papà e mamme montessoriani”), ma soprattutto dai genitori di tutto il mondo, visto che all’estero ci sono ben 23.000 scuole contro le scarse 150 nostre. Ovunque Montessori è cool, tanto che non si contano le celebrities che hanno iscritto i figli in istituti di questo tipo: ad esempio William e Kate, una scelta che ha provocato un’impennata di domande nella scuola del principe George o simili. Certo, nomi famosi sono usciti da queste scuole, tra i tanti ad esempio i fondatori Google Larry Page e Sergei Brin, l’ideatore di Amazon Jeff Bezos, il fondatore di Wikipedia Jimmy Wales. Eppure, cosa vuol dire, specie in Italia, “montessoriano”? “Parliamoci chiaro”, spiega il pedagogista Benedetto Vertecchi, “da noi il problema è che la teoria montessoriana non è stata mai trattata come ciò che era, ossia una teoria scientifica, positivista, visto che sia Mussolini sia i democristiani hanno cercato di metterci le mani. E anche l’Opera Nazionale Montessori, che forma gli insegnanti, non è mai stata un fiore all’occhiello della ricerca. Allora il punto non è avere la scuola che, per inseguire le mode, compri i gessetti montessoriani, il diapason, le lettere con superfici variamente lavorate, i lavatoietti d’epoca che oggi nessun bambino conosce. È un’idea statica della pedagogia montessoriana che in quanto scienza deve cambiare”. Insomma, il “marchio” conta, ma fino a un certo punto, tanto che anche gli architetti specializzati in arredi Montessori – come Angelica Meucci, che ha lanciato una linea chiamata “Flowerssory” – spiegano che i mobili “ergonomici ed ecologici pensati per quelle scuole sono usati ormai da tutti gli asili, c’è una sensibilità diffusa”. Insomma, prima di farsi attrarre dall’istituto di moda meglio capire se dietro c’è una ricerca specifica, altrimenti tanto vale il buon asilo sotto casa. “Sì: ciò che conta” conclude la curatrice Clara Tornar, “è che ci sia un’educazione volta alla promozione dell’autonomia, all’interno di un ambiente ricco e non giudicante dove sia possibile per il bambino muoversi liberamente e conoscere la realtà attraverso i sensi, valorizzando competenze trasversali come l’autodisciplina: qualcosa di molto attuale per bambini che oggi sono da un lato anarchici, dall’altro bombardati di stimoli ma paradossalmente deprivati sensorialmente”.

 

Rispondi