Trump, la satira continua a ringraziare

Presto diventerà pure un libro, scritto con l’attore e scrittore Kurt Andersen, e si chiamerà You Can’t Spell America Without Me: the Really Tremendous Inside Story of My Fantastic First Year (Penguin Press). La celebre parodia di Trump di Alec Baldwin sul Saturday Night Live – diventata grazie a lui trasmissione di culto – finirà infatti sulle pagine, anche se lascerà, dopo sei mesi, lo schermo, perché, dice l’attore, “non so più come le persone possano prenderla”. Nell’ultimo, esilarante, video, Trump-Baldwin vuole sconfiggere un attacco alieno “facendo tornare il carbone”. Quando il suo generale gli fa presente che in California sotto tutti morti, domanda “even Arnold?”, poi farnetica indicando due soldatesse nere come “la razza aliena”, infine quando gli alieni arrivano davvero e chiedono chi sia il leader finge di non esserlo, ma viene scoperto, mentre gli alieni festeggiano (“Ma allora è facile!”).

Per una parodia che finisce, però ce ne sono decine di altre che iniziano o continuano, perché quello tra Donald Trump e la satira è un connubio inarrestabile (tanto che conduttori in pensione come Letterman rimpiangono di non poterlo più avere come ospite). Connubio che coinvolge sempre più attori celebri, prima tra tutti una Meryl Streep messasi nei panni di Trump grazie a un trucco perfetto e a un vestito oversize, ma anche noti conduttori statunitensi. Ad esempio Jimmy Fallon, che nel suo Tonight Show si è vestito da Trump presentandosi con un’enorme “ruota delle decisioni” stile Mike Bongiorno per scegliere le prossime mosse politiche. O Stephen Colbert sulla Cbs, che in The Late Show ha fatto risorgere il personaggio di Colbert Report per ironizzare sui tagli al bilancio di Trump. O ancora Jimmy Kimmel (Acb), che nel suo Jimmy Kimmel Live ha montato ironicamente alcune interviste del presidente per mostrare il suo spropositato ego; o, infine, John Oliver, che in Last Week Tonight (Hbo) ha disseminato alcuni video, ad esempio uno con Melania Trump, con dei pupazzi zebra, “una soluzione creativa alla depressione di questi giorni”.

Nel frattempo continuano ad arrivare le parodie scaturite in Europa dal famoso video in cui Trump enuncia il principio guida della sua amministrazione: “America First”. Un trend cominciato con un video virale dall’Olanda del programma Zondag met Lubach, in cui si chiede a Trump se almeno l’Olanda “non possa essere seconda” e lo si invita a visitare il paese. “Abbiamo Slagharen, il parco pony migliore del mondo; e poi la diga Afsluitdijk, per proteggerci dall’acqua che viene dal Messico e anche una politica disabile che potresti prendere in giro”. Qualche giorno dopo è arrivata la Svizzera, con un video mandato in onda durante il talk show Deville Late Night: “Caro Trump, le nostre donne sono le più sexy del mondo, hanno dieci anni di media e le trattiamo malissimo, non le abbiamo fatte votare fino al 1971. Anche noi odiamo l’Europa, e amiamo i russi, abbiamo comprato Saint Moritz per loro; con noi potresti rimpiazzare l’Obamacare con l’Exit, e abbiamo molto oro, ce lo diedero gli ebrei quando partirono, poi non so perché non sono tornati. Possiamo essere secondi?”. Poi è stata la volta della Germania, grazie, stavolta, al talk show satirico Neo Magazin Royale: “Caro Trump, abbiamo l’Oktober Fest, c’è gente che piscia dappertutto, ti piacerebbe. Ma soprattutto una storia grandissima, grandi leader (immagini di Hitler), autori di grandi best seller (immagine di Mein Kampf). E poi avevamo il Muro, la gente lo amava, tanto che tutti piangevano quando fu abbattuto”. Quindi è stata la volta della Danimarca, che si è scusata perché Andersen non riusciva a scrivere in 140 caratteri. E ancora il Portogallo, che ha ricordato la cacciata degli Arabi, la Lituania – “Ameresti il nostro Dj omofobo Ten Walls”, hanno detto a Trump – , infine il Marocco: “Europa seconda? Perdenti totali: con tutti i rifugiati e gli immigrati che l’hanno invasa, diventerà parte del Marocco prestissimo. Presidente, se non primi, faccia essere noi secondi”.

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