«Omosessuale e sieropositivo, il buddismo mi ha salvato»

 

È una delle voci più conosciute d’Italia eppure lui si definisce “timido”, “diversamente emotivo”, finito alla radio per sbaglio, “un paradosso, io volevo fare l’attore e invece il mio successo è venuto dalla voce”. Oggi rivela di sé cose sconosciute a tutti, persino a chi gli sta vicino, amici e parenti: non solo che è dal 20 novembre del 1989 che recita tutti i giorni, mattina e sera, Daimoku e Gongyo, le preghiere quotidiane dei buddisti dell’Istituto italiano della Soka Gakkai ma, anche, che dopo aver molto amato, senza esserne contagiato, un uomo poi morto di Aids ha scoperto anni dopo di essere lui stesso sieropositivo. Tutto questo Antonello Dose, che da quasi ventidue anni conduce con Marco Presta la popolarissima trasmissione radiofonica Il ruggito del coniglio, lo racconta per la prima volta nel libro La rivoluzione del coniglio. Come il buddismo mi ha cambiato la vita (Mondadori).

Dove spiega come la pratica buddista lo abbia radicalmente trasformato e insieme protetto, “insomma c’ho un culo sfondato, il lavoro mi è sempre andato benissimo, mi sono comprato una casa con i miei soldi e ho persino trovato l’amore”. E di come, ancora più importante, stia imparando a non disperarsi delle perdite, “ma a salutare con gioia qualcuno che se ne va. Anche rispetto a Piero non provo né dolore né malinconia”.

 

Omosessuale, buddista, sieropositivo. Non deve essere stato semplice esporsi così. Anche al suo pubblico.

No, non lo è stato, per questo ho aspettato così tanto. Però non potevo tralasciare l’aspetto della malattia in un libro in cui provo a raccontare veramente l’esperienza buddista, come l’ho vissuta io.

 

Com’è stato l’incontro col buddismo? Dopo il primo incontro definì i buddisti “un tradimento della logica”.

E come vuole definire uno che si inginocchia e comincia a ripetere mille volte Nam-Myoho-Renge-Kyo? Tuttavia una mia amica mi propose di cominciare a praticare proprio nel momento in cui avevo scoperto che Piero, l’amore della mia vita, si era ammalato di Aids. Dopo un po’ ho sentito che questa tecnica mi faceva essere molto più energico, lucido, quindi ci ho provato, d’altronde venivo da una famiglia religiosa e avevo fatto tanto teatro con Eugenio Barba, che mi ha insegnato che il gesto dell’attore sta nella ripetizione. Nel libro racconto poi le cose curiose che mi sono capitate da allora e quello che ho scoperto, anche se non saprei spiegare come funziona: se io utilizzo intensamente la preghiera qualcosa di grosso accade, oltre al fatto che fa bene alla mente come al corpo. E poi succedono piccoli miracoli.

 

Ad esempio?

Beh (ride), lavorare tanti anni in Rai senza avere nessuna raccomandazione o tessera di partito! E tante altre cose fortunate, come ho detto prima, ad esempio sul lavoro, dove ci sono persone che mi ringraziano per avergli cambiato un po’ la vita, quando io di fatto non faccio altro che divertirmi. Però non ho mai recitato per avere successo, nel buddismo non si pratica per avere utilitaristicamente dei benefici. Piuttosto prego per vedere cosa accade, e se guardo la mia vita si tratta sempre di qualcosa di spiazzante, irrituale. Insomma non è strano che ora io qui e stia raccontando che prego ore al giorno, scopo con chi desidero e che sto davvero bene?

 

Lei ha lavorato parecchio a Mediaset, grazie a Enrico Vaime. Nel libro racconta di quel giorno che, senza cravatta, andò da Berlusconi.

Aver visto Berlusconi dal vivo mi ha fatto rivivere le sue esibizioni dei vent’anni successivi come se lo conoscessi. Ma dal buddismo ho imparato che sono le persone comuni che fanno la storia, che i singoli fanno la rivoluzione, il problema è che la politica e il circolo mediatico se ne sono completamente dimenticati.

 

A proposito di politica, com’è il karma di questo paese?

Non siamo in un buon momento, la questione morale è sempre lì, insomma ci vorrebbe una riscossa, invito i giovani a partire a razzo. Ci vorrebbe un nuovo movimento di mazziniani.

 

E a proposito di diritti civili: sempre nel libro racconta di quando era un ragazzino omosessuale e non c’erano locali, gay street, nulla di nulla.

Sì, a questo proposito non posso che ringraziare Renzi, perché se ci fosse stata una persona meno incisiva, anche se magari meno discutibile, non le avremmo avute, così come non avremmo avuto l’intesa dello Stato proprio con i buddisti. Però manca il riconoscimento dei figli. Ed è criminale che si continui a tacere sull’Aids, non ci sono campagne dai tempi di Lupo Alberto o quasi.

 

Lei lo vorrebbe un figlio, con il suo compagno? Nel libro fa addirittura una proposta di matrimonio!

Sì, è vero (ride) ancora non mi ha risposto! Comunque no, sono troppo vecchio anche se Fabrizio sarebbe un ottimo padre. Nel libro racconto anche la nostra vita comune – lui che invade la casa di scarpe e usa troppo bagnoschiuma – per spiegare che nella coppia gay non c’è nulla di pittoresco.

 

Scrive anche che è diventato quasi monogamo. Non sarà diventato troppo ascetico?

No, no per nulla (ride). Anzi nel libro parlo di sessualità perché è un aspetto pieno di pregiudizi che complicano la vita. Poi giri per i locali e chi incontri? Generali e cardinali.

 

È vero che ha incontrato anni dopo la ballerina di quell’“Aloha” che ancora oggi utilizzate in trasmissione?

Sì, la conobbi alle Hawai, grazie alla mediazione di un ascoltatore friulano, che aveva un amico che mi presentò come una star della radio italiano, così che il fidanzato della ballerina pensò che potessi essere utile a lei e ci offrì un’ottima cena di pesce con tanto di danzatrici tamuré in costume. Non sono uno scroccone, ma quella volta non mi tirai indietro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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