Il mercato dei libri salvato dai non scrittori (e non lettori) Il mer

La rivolta corre su Amazon. Basta guardare recensioni delle decine di libri di you tuber di successo – quelli che nei loro video da milioni di contatti spaziano dalla narrazione demenziale di se stessi alle videogiocate in diretta – pubblicati bulimicamente negli ultimi due anni prevalentemente da Mondadori, per trovare quasi esclusivamente sentimenti di incredulità, sconcerto e indignazione, diretta verso gli editori ma pure verso i ghostwriter di questi volumi, costretti a scrivere frasi adolescenziali e concetti raso terra. “Trovo incredibile che questi soggetti senza uno straccio di titolo di studio abbiano la possibilità di pubblicare un loro libro. Ma cos’hanno da raccontare? I loro 20 anni di vita davanti a uno schermo?”, scrive uno dei tantissimi lettori. E un altro: “Vergognoso e irrispettoso verso chi in questo campo avrebbe tanto da dare ma non ha la possibilità di questi pagliacci”.

Il problema, se così si può chiamare, è che i “libri” degli you tuber, grazie alla fama dei loro autori e aiutati da eventi come i famigerati, e oltremodo squallidi, “firmacopie”, sfiorano spesso, o superano, le centomila copie, obiettivo che in Italia è raggiunto da autori che si contano con le dita di una mano. Loro, invece, diventano agilmente best seller vendendo libri a non-lettori, adolescenti che in libreria non ci entrano mai (e forse non ci entreranno mai più) e acquistano il libro soprattutto come un feticcio. Basta dargli un’occhiata, a queste pubblicazioni: ad esempio Veri amici, “scritto” dagli you tuber del momento, i cosiddetti Mates (alias Vegas, St3pNy, Surrealpower e Anima), che ha appena festeggiato le 100.000 copie vendute. 135 pagine, di cui metà fatte, come quasi tutti i libri di queste star del web, di immagini, foto, disegni di supereroi da videogames. Frasi indimenticabili come “quello che vogliamo comunicare è che l’unione fa la forza” o “in fondo la normalità è la cosa più difficile da ottenere”.
Ma il libro dei Mates è l’ultimo di una lunga serie di biografie di successo scritte da you tuber. Solo qualche esempio tra i tanti: Succede di Sofia Viscardi, 40.000 copie vendute il primo mese; Sotto le cuffie, di Favij, 85.000 copie vendute in un anno; Fallo. Il futuro è nelle tue mani di The Show (frasi del tipo: “Sì creativo, sii libero, Osa. Fallo. E no, non intendiamo il cazzo”). La sensazione è che il libro sia diventato un accessorio obbligatorio della fama, capovolgendo quello che dovrebbe essere il percorso naturale, cioè che la fama nasca da romanzi veri. L’altro sospetto è che la pubblicazione di autobiografie di basso livello, rivolte a dodicenni che però, solo trent’anni fa, leggevano Se questo è un uomo o La fattoria degli animali, non crei lettori forti, mentre toglie spazio agli autori di valore. Rivolgiamo la critica a Stefano Peccatori, Direttore generale Mondadori Electa: “Mi vanto”, ci scrive per risposta, “di essere l’editore di libri che vengono letti dalla prima all’ultima pagina, che portano migliaia di giovani e giovanissimi in libreria e che parlano il loro linguaggio. Basta con questo snobismo culturale, che ha portato l’Italia a un pubblico di non lettori. Perché leggere un libro è il migliore incentivo alla lettura. E poi credete che molti che si definiscono autori lo sono veramente?”.

Ci si potrebbe almeno consolare con la speranza che introiti maggiori per le case editrici rendano migliori le condizioni di chi lo scrittore lo fa per davvero. Ma così non è, visto che gli autori, oggi, devono districarsi tra anticipi sempre più bassi e uno sfiancante lavoro di promozione dei propri libri. “Un tempo i miei colleghi prendevano 20.000 euro come anticipo, oggi se va loro bene 8.000”, spiega Massiliano Governi, autore – come lui si definisce – da 5000 copie, di cui è appena uscito un toccante libro proprio sui suicidi in Svizzera (La casa blu, E/O). Governi ha iniziato la sua carriera quando gli scrittori – altra epoca – venivano reclutati tramite riviste come “Nuovi Argomenti” o “Panta” e difende l’idea di uno scrittore poco visibile, perché “cosa dovremmo dire di più di ciò che abbiamo scritto?”. Come quasi tutti gli scrittori, poi, ha anche un altro lavoro – editor, soprattutto, e sceneggiatore – “perché non ho mai pensato di poter vivere con la scrittura, in Italia”. Lo stesso vale per Eleonora Mazzoni, ex attrice, autrice per Einaudi e Chiare Lettere, che ha venduto 10.000 copie con il suo Le difettose (sulle donne che non riescono ad avere figli). “Oggi siamo costretti a diventare imprenditori di noi stessi, e inventarci, per mantenere noi e i nostri figli, altri lavori: io scrivo per il teatro e per il cinema. Con ciò non giudico questi you tuber, ma constato che siamo tornati ai tempi di Puškin. Quando per scrivere bisognava avere un mecenate oppure un famiglia agiata”.

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