Lo stivale dei fantasmi

Aguzzate gli occhi se vi capita di passeggiare, nella notte di un dieci settembre qualsiasi, lungo il Ponte Sant’Angelo a Roma. Probabilmente intravedrete l’eterea figura della giovanissima Beatrice Cenci che tiene in mano la sua testa. Ogni anno, infatti, il fantasma della giovanissima figlia del crudele Francesco Cenci ritorna sul luogo della sua esecuzione, avvenuta, dopo una lunga tortura appesa per i capelli, nel 1599 per ordine di Clemente VIII. Se invece vi trovate al Duomo di Milano, potreste scorgere, con un po’ d’attenzione, una dama vestita di nero dagli spettrali occhi bianchi, che il fotografo di una coppia di sposi si è ritrovato un giorno sviluppando il fotogramma. Potrebbe essere il fantasma di Carlina, che abitava nei pressi di Como. Maritata con un certo Renzino, andò in viaggio di nozze a Milano, ma salendo per ammirare la Madonnina fu presa dal panico al ricordo di una colpevole notte passata tra le braccia di un biondo straniero e, mettendo male il piede, precipitò. Il suo corpo non fu mai trovato e ora vaga nei dintorni della cattedrale.

Ma non solo Roma e Milano: secondo Annamaria Ghedina, direttrice del mensile “Lo Strillo” ma soprattutto vera detective dell’invisibile (il suo sito è Cacciaaifantasmi.blogspot.it), l’Italia è popolata di spettri. Spiriti antichi e recenti, di gente nobile e comune, di uomini e più spesso donne, generalmente coinvolte in storie di amore a sfondo tragico. Ma ci sono anche religiosi, preti e monache. E bambini. Per questo Ghedina ha pensato bene di scrivere una Guida ai fantasmi d’Italia. Dove cercarli e trovarli (in uscita per Odoya editore, pp.406, euro 20): un itinerario turistico decisamente alternativo, tra gli spettri che si nascondono in vicoli, case e soprattutto castelli del paese.

L’autrice non è nuova al racconto di luoghi infestati da spiriti. Ha cominciato descrivendo i fantasmi di Napoli (“una città molto esoterica, piena di situazioni fantasmifere”), in Fantasmi a Napoli. Guida agli spettri della città e dintorni, che ha avuto un grande successo editoriale, nonostante “strani incidenti come la continua rottura della copertina”. Due spettri poi le sono particolarmente cari, tanto da dedicare loro due libri. Uno sostiene di averlo letteralmente scoperto: è quello di Giuditta Guastamacchia (da cui è nato L’impiccata della vicarìa. La sanguinosa storia di Giuditta Guastamacchia, il “fantasma degli avvocati”), il cui teschio si trova nel Museo di Anatomia di Napoli. “Me lo fece conoscere Vincenzo Mezzogiorno, il fratello di Vittorio, medico e curatore del Museo, poi lavorai moltissimo per ricostruirne la storia”, spiega. “Giuditta era una donna bella e crudele, processata e impiccata per aver ucciso il marito il 19 aprile del 1800 dalla Gran Corte della Vicaria che aveva sede nel tribunale di Castel Capuano, dove ancora il suo fantasma si aggira ogni 19 aprile. Pensi che un giorno, con un giornalista di Milano, andammo al Museo, prendemmo il teschio per fotografarlo, poi quando lo riponemmo si spensero all’improvviso tutte le luci: era lei che si manifestava”. L’altro fantasma sul quale Ghedina ha scritto un altro libro (Il ritorno del principe di Sansevero e altre storie paranormali napoletane), è quello di Raimondo di Sangro, Principe di Sansevero, ritenuto spietato e diabolico a causa delle due macchine anatomiche poste nella Cappella Sansevero a Napoli. L’autrice, che afferma di aver visto per due volte in sogno il principe, ha raccolto la testimonianza del giornalista Mimì De Simone che, attraverso una medium, si è reso promotore di un processo di riabilitazione del principe dall’accusa di aver ucciso i due servitori appunto per scopi anatomici. “Molto spesso, infatti, i fantasmi chiedono di essere liberati da accuse ingiuste; oppure spariscono quando si trova finalmente il colpevole della loro morte”.

Nel libro si trova anche un utile vocabolario per essere pronti in caso di incontri spettrali. Scoprirete ad esempio che esistono fantasmi di animali ma anche fantasmi vivi. Che le manifestazioni dei fantasmi possono essere di diversi tipi: il “poltergeist”, fatto di rumori, colpi contro il muro o porte e finestre che sbattono, spostamento di oggetti; l’ “infestazione”, in genere messa in atto da spettri che si materializzano con contorni sfumati in luoghi quasi sempre disabitati come case e castelli (“È il motivo”, spiega Ghedina, per cui tante case restano sfitte); l’ “apparizione da crisi”, manifestazione di una persona appena morta, o poco prima di morire, ai familiari; l’“ectoplasma”, una sostanza di natura sconosciuta che uscirebbe dagli orifizi del corpo di alcuni medium in stato di trance; infine il “doppelganger”, la copia/doppio paranormale di una persona in vita, che tutti abbiamo, ma che incontrare è presagio di morte. E poi ovviamente, ci sono le presenze diaboliche, ragion per cui, afferma Ghedina “è bene non fare sedute spiritiche”, per non aprire la porta a presenza negative. Altro consiglio da vera “fantasmologa” è quello di non piangere troppo quando una persona scompare, per “lasciare libera la sua anima di salire. È quello che, infatti, resta della nostra ‘essenza’ quando abbandoniamo il corpo terreno. E se non sale, rimane nei luoghi nei quali è vissuta da terrestre”. Dando origine, magari, a un fantasma. Ma allora, in definitiva, lei dell’esistenza dei fantasmi è davvero convinta? “Sono andata spesso in tv, mi hanno messo contro quelli del Cicap o professoroni super scettici. Io invece con De Filippo affermo: non è vero, ma ci credo!”.

 

 

 

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