Frate Indovino e Barbanera, l’almanacco rinasce grazie al bio

unknownSe pensate che il Calendario di Frate Indovino sia ormai un residuo preistorico rispetto ai siti web di previsioni del tempo o di  agende digitali vi sbagliate: non solo perché il calendario viene stampato in ben cinque milioni di copie ma perché, paradossalmente, l’esaltazione del vecchio mondo agreste e rurale si sposa perfettamente con le nuove tendenze di chi, a partire da Michelle Obama, fa l’orto nella casa di campagna o sul tetto di casa e mangia bio e a chilometro zero. E come se non bastasse c’è anche il Mensile di Frate Indovino, che ha 180.000 abbonati e una pagina Facebook da quasi un milione di follower.  

Il trucco sta nella grafica, sempre uguale da sessant’anni: in primo piano in copertina il volto bonario di Frate Indovino. Più simile a un Babbo Natale che al fondatore del famoso Almanacco, Padre Mariangelo da Cerqueto, morto nel 2002; sullo sfondo tavole tradizionali, incentrate ogni volta su temi diversi, dall’elogio degli asinelli-ultimi ai fioretti cappuccini, dalla serendipity ai mestieri dimenticati, in scena  quest’anno.

In questi tempi agitati la prevedibilità è un must, per questo vengono tanto apprezzati quegli interni colorati sempre allo stesso modo, dove attorno alla sequenza dei giorni – zeppa di elementi scomparsi da qualsiasi calendario moderno: la posizione della luna, le previsioni metereologiche, i nomi dei santi, i proverbi popolari – si affollano rubriche storiche: i “Consigli ai coltivatori”; “Donne” (un tempo “Massaie”), con suggerimenti per togliere i pelucchi o le macchie di cera; “Salute”, in cui una freddura introduce notiziole su artrosi, incidenti domestici etc; “Dalla Bisaccia di Frate Indovino”, una facile ricetta al mese (tipo piselli e tonno o frittata alla cappuccina); “VedoPrevedoTravedo”, con massime moraleggianti; “Lo sapevate?”, con piccole curiosità risolte; infine le battute elementari de “Il Grillo Sparlante”. Insomma, sempre identico a se stesso, il famoso Almanacco continua a garantire serenità con la sua veste rassicurante, bucolica, bonaria, punteggiata di pillole di saggezza contadina. Mentre l’aspetto cattolico si  restringe al breve “Pensiero spirituale” stretto tra le rubriche, la religione naturale prende il sopravvento per andare a braccetto con ideologie della decrescita e slow food. “Noi ce l’abbiamo a morte con questa società che va a mille all’ora”, scherza il responsabile editoriale Bruno Del Frate. Ed è per questo che il Calendario di Frate Indovino si fa più simile a quello che da sempre è stato il suo rivale: quello – laico – di Barbanera, venduto in realtà con l’Almanacco vero e proprio e il Libro degli Oroscopi a parte. Ben più antico di quello di Frate Indovino, l’Almanacco/Calendario di Barbanera, eremita astronomo e filosofo della seconda metà del Settecento, diventò presto popolarissimo – D’Annunzio disse che lo voleva come unico libro di capezzale – e ancora oggi vende ben 2 milioni e mezzo di copie, più 200.000 dell’Almanacco.

L’aspetto spiccatamente astrologico è oggi confinato nel libro venduto a parte, mentre il Calendario è diventato un insieme di informazioni –anche qui la sequenza dei giorni con i nomi dei santi, le fasi lunari e le previsioni meteo – consigli per la casa, il benessere e l’orto, tra cui una rubrica Coltivare con la Luna (anche con metodo biodinamico) che certo farà impazzire i nuovi intellettuali-coltivatori diretti. Non manca poi ogni mese la citazione degli altri componenti della “Memoria del Mondo”, un programma Unesco che tutela il Patrimonio documentario dell’Umanità e di cui fa parte anche la Collezione di Barbanera dal 1762 al 1962 (insieme alla Sinfonia 9 di Beethoven e il “Diario” di Anna Frank). Ma il Barbanera di un tempo, incentrato sulle previsioni più o meno azzeccate, che lo rendevano affascinante e un po’ inquietante, si è a sua volta “laicizzato”. Mentre nei secoli passati, distribuito da venditori ambulanti, spazzacamini e cantastorie, serviva a profetizzare guerre e pestilenze, oggi “con una mano nell’orto e l’altra in cucina”, lotta contro lo spreco e a favore del riciclo, “per un vivere sostenibile, consapevole, in nome di armonia e biodiversità”. E, proprio come Frate Indovino, vive una seconda vita: appeso non più, e non solo, nelle case dei nonni, ma anche dei nuovi nipoti noglobal, che hanno ripreso a fare il pane in casa. O magari sono tornati a fare gli agricoltori. Con buona pace degli illuministi, da sempre inorriditi dal mix di santi, previsioni astrologiche, consigli per massaie e difesa del buon tempo che fu.

Pubblicato su Il Fatto quotidiano

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