Trump, la rivolta degli artisti

unknownHa preso il telefono e chiamato la direzione del Whitney Museum of American Art di New York per chiedere che la sua opera Left Right Left Right – 30 fotografie di pugni alzati montati su stecche di legno – fosse capovolta. Il motivo? “Con l’elezione di Trump mondo si è ribaltato”, ha detto l’autrice Annette Lemieux. Che non è stata l’unica esponente del mondo dell’arte statunitense a reagire alla vittoria del magnate usando l’arte come forma di protesta e provocazione. Il Birch Reincliff Art Collective, un gruppo di artisti anonimi anti-Trump, ha disseminato la città di Chicago di sculture di elefanti dorati, sul cui dorso era scritta una domanda per i passanti: “A che cosa assomiglia la presidenza Trump?” (“La fine della vita come la conosciamo”, oppure “L’inferno” alcune delle risposte). In ottobre, lo stesso collettivo aveva sparso per la città venticinque water dorati, sul cui coperchio c’era scritto “Trump was here” (oppure nomi di amici e alleati come Duke e Putin). Sia i water che gli elefanti erano riempiti di decine di piccoli giocattoli a forma di cacca con sopra la testa di Trump (acquistabili, per scopi sociali, sul sito www.donniethepoo.com).

Un’iniziativa simile era stata presa qualche tempo prima delle elezioni dal collettivo anarchico Indecline, che aveva portato nelle grandi città statunitensi statue di Trump nudo, color rosa porcellino, senza testicoli e con un pene minuscolo. Nome dell’opera? “The Emperor Has no Balls”. Le foto di Trump “evirato” erano subito diventate virali su internet, prima che le statue fossero rimosse (ma una è stata venduta per 22.000 dollari). Su un gioco semantico simile ruotava il quadro dell’artista di Los Angeles Illma Gore, che ha dipinto un Trump con un pene piccolissimo e la scritta “Make America Great Again” (l’opera è stata rimossa da Facebook). Ancora più provocatoria l’artista di Portland Sarah Levy, che in risposta alla battuta di Trump sul ciclo mestruale della giornalista Megyn Kelly, ha dipinto la faccia di Trump utilizzando il proprio sangue mestruale.

L’intera campagna elettorale americana aveva per la verità suscitato decine di istallazioni, dipinti, murales all’insegna della parodia del magnate: Trump bambola gonfiabile di Saint Hoax, mosaico di Trump composto da 500 micropeni di Homo Power, murales di Trump a forma di enorme cacca con mosche di Hansky, il viso di Trump che si riduce a un’enorme, disgustosa, bocca di Philip Kremer (vietato su Instagram), la tomba di Trump in Central Park on la scritta “Made America Hate Again”, di Andrew Whiteley, murales di Trump come Hitler dell’artista Pegasus, il duo creativo Chaz e Lucy che hanno creato il “Trump Pussy Protector”. Certo, è vero, come ha scritto sarcastica la giornalista Carey Dunne sul sito Hyperallergic.com, non solo l’arte anti Trump non ha contribuito a farlo perdere, ma il movimento artistico di protesta contro il presidente “sta ancora aspettando la sua Guernica”. Di sicuro, però, la satira serve. Come servono, specie in tempi bui, artisti politicamente impegnati. Molti dei quali, non a caso, minacciati di morte.

 

Pubblicato sul Fatto quotidiano.

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