Aiuto, ho la sindrome Trump

unknownAll’Università del Michigan si sono visti nei giorni scorsi studenti che giocavano con la pasta di pane, coloravano dei libri, montavano lego e facevano bolle di sapone. Idem al Barnard College della Columbia University, dove gli studenti sono stati invitati a colorare, sorseggiando cioccolato caldo, e all’Università della Pennsylvania, che ha creato uno spazio terapeutico ad hoc con libri da colorare e persino veri cuccioli da accarezzare. Originali pause antistress? Sì, ma con un fine specifico: riuscire ad affrontare il lutto e lo choc della vittoria di Trump in America, un evento che ha dato vita ad una vera e propria nuova patologia, il PTSD, (President Trump Stress Disorder). La peculiare sindrome ha colpito le università liberal statunitensi, dando luogo a una serie di insolite iniziative da parte di professori e studenti. Alla Cornell University, ad esempio, gli studenti, “esausti, scioccati, con il cuore spezzato e terrorizzati”, sono stati invitati ad un pianto collettivo, accompagnati da tazze di caffè di Star Buck. Alla Rice University, hanno partecipato in massa a un terapeutico abbraccio di gruppo, mentre alcune università, come Berkeley, hanno creato spazi protetti per donne e membri della comunità LGBT.

Ma soprattutto, nei campus di tutto il paese, gli studenti hanno chiesto ai professori di cancellare le lezioni e postporre gli esami, chiamando in causa proprio la paura e il trauma emotivo. Petizioni per l’interruzione della didattica sono state fatte alla Loyola University, al Bryn Mawr College, alla John Hopkins University, dove gli studenti hanno chiesto di passare “una giornata a letto con una birra ghiacciata perché esausti ed esasperati”. Gli accademici della Colombia, di Yale, dell’University of Connecticut hanno accettato la richiesta, come se fossero accaduti una catastrofe naturale o un attacco terroristico. Anche gli stessi professori, d’altronde, hanno spinto gli studenti a rimandare gli esami, postando su Facebook o Twitter poesie e riflessioni o anche inviti a “vestirsi caldi e uscire a scioperare” (come la prof. Elisabeth Bly, Cleveland State University).

Ma perché tanto choc in giovani preparati e di buona famiglia? Un ragionamento provocatorio lo ha fatto il sito Daily Beast, che ha notato che ad essere affetti dalla sindrome PTSB sono stati soprattutto gli studenti delle Università più prestigiose. Chiuse in una bolla di progressismo liberale, nonostante le politiche di integrazione delle minoranze, sono diventate istituzioni prive di voci repubblicane indipendenti, tanto che, nota l’autore Robby Soave, “è più facile incontrare una persona filo Trump sulla luna che ad Harvard o a Yale”. Ma questo monismo ideologico (che ha portato molti professori a vivere come vere aggressioni anche scritte col gesso che inneggiavano a Trump) ha scoraggiato visioni alternative e annacquato il confronto. Forse, conclude Soave, sarebbe stato meglio avere, per superare lo choc, meno pastelli per colorare. E più diversità ideologica.

Pubblicato su Il Fatto quotidiano.

 

 

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