Il Clitoride, questo sconosciuto

cover-clitorideUno “sporco organo egoista” dal quale l’uomo non trae beneficio alcuno durante il coito ma che invece consente alle donne orgasmi estremi, e senza alcuna necessità di penetrazione. Un organo senza alcun fine se non il godimento, privo di qualsiasi legame con la riproduzione e collegato a una certa distanza dalla vagina.

È per questo che il clitoride, “quel tesoro di piacere laggiù dove non splende mai il sole”, è stato osteggiato nei secoli da uomini di ogni tipo – scienziati, preti, politici – perché a lungo visto come un attentato alla dominante fallocrazia e al rassicurante, persino per gli uomini di chiesa, rapporto vaginale: dove il piacere si svolge all’interno della tranquillizzante cornice del rapporto sessuale, meglio se in posizione del missionario, tra un uomo e una donna sposati e con prole (mentre una donna che ha bisogno del clitoride “è una puttana”).

Raccontare la storia di questo organo – che non “è né una struttura rudimentale, né un piccolo pene, né la vestigia di un organo che l’evoluzione ha penalizzato, né una struttura che appartiene all’apparato riproduttivo femminile”, ma una “complessa struttura anatomica, lunga 6 millimetri e 3,5 di diametro, situata all’apice della vulva, composta da struttura erettile e fornita di un numero straordinario di terminazioni nervose (8000), che la rendono il centro nevralgico della misteriosa e multiforme genesi del piacere sessuale femminile” – significa ripercorrere insieme la storia della sessualità femminile, ma soprattutto la costruzione culturale che su di esso è stata fatta nella storia.

Proprio questo tema è al centro di un brillante e godibile saggio – Storia del clitoride. Una biografia del piacere femminile (Odoya edizioni, in uscita il 27 ottobre) – scritto dall’urologo e scrittore Carlo Calcagno (già autore di Circoncisione: dalla selce al bisturi e Impotenza. Storia di un’ossessione) che con un po’ di ironia, ma non troppa, sposa la battuta secondo la quale “l’amante perfetto per una donna sarebbe un evirato”.

La storia del clitoride comincia a partire dal XVI secolo, quando l’anatomista Matteo Realdo Colombo scopre questo organo sconosciuto per lo più anche alle donne. Da lì parte una progressiva opposizione tra una visione ortodossa e rassicurante di una sessualità femminile vaginale e penetrativa orientata alla riproduzione e una sessualità imperniata sul clitoride, “fuori posto, incongruo, eccentrico e persino asimmetrico”: un “piccolo grande convitato di pietra, ospite non gradito sulla scena della sessualità umana, negato e rimosso sia in senso simbolico che fisico”. Tanto rimosso è il clitoride che resta sconosciuto sia a chi lo possiede, sia agli uomini. Calcagno riporta un’indagine fatta dalla rivista francese Causette su 2500 uomini: alla domanda su cosa fosse il clitoride, il 90% ha risposto “un’automobile giapponese”, poi “una divinità dell’antico Egitto”, oppure nessuna risposta.

Ma il clitoride misura anche tutta la distanza tra occidente e oriente. Mentre da noi sono sempre mancati nomi per definirlo – al massimo “grilletto”, “campanello” o “bottone” – e l’etimologia della parola resta sconosciuta, nella tradizione taoista il clitoride è venerato e chiamato “terrazza del gioiello”, o ancora “campo divino”, “corde di liuto”. Ancora: mentre da noi questo “piccolo organo erettile” entra ed esce dai dizionari europei, così come dalla Gray’s Anatomy (la Bibbia dell’anatomia americana), in Giappone esiste ancora uno spettacolo unico, il tokudashi, in cui le donne consegnano lampade e lenti di ingrandimento agli spettatori e poi si avvicinano ai loro visi con le gambe aperte perché possano conoscere l’organo femminile.

L’autore non dimentica poi di citare la visione (maschilista) freudiana dell’orgasmo clitorideo, considerato secondario e immaturo rispetto a quello vaginale. Ma racconta anche la storia di Maria Bonaparte, traduttrice del medico viennese, che invece si fece operare due volte – invano – per avvicinare il clitoride all’entrata della vagina nella speranza di stimolare il clitoride attraverso la penetrazione (la distanza tra vagina e clitoride è diversa in tutte le donne).

Il clitoride viene parzialmente riabilitato quando la masturbazione – tra il 1800 e il 1900 – divenne una pratica medica a pagamento per curare isterie e nevrosi femminili. Cominciano ad apparire i vibromassaggiatori, il primo dei quali fu esposto in bella mostra all’esposizione universale a Parigi nel 1900.

E oggi questo organo è finalmente rivalutato? No, piuttosto l’industria si è concentrata sulla ricerca della “pillola rosa” per curare “il desiderio sessuale ipoattivo”, come lo definisce attualmente il DSM. Eppure questo organo del piacere così maltrattato – e oggetto nel corso della storia di violenza inaudita, estirpato senza anestesia nei manicomi, nelle carceri, negli orfanotrofi e ancora oggi in alcuni villaggi africani – è sempre lì. Piccolo, poco visibile, e con un’unica funzione senza scopo secondario: far godere le donne, tutte le volte che lo desiderano, da sole o con un’altra donna. E volendo – ma si tratta di un optional – anche con un uomo.

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