Addio bar sport, arriva il Laureato (in calcio)

imagesGli appassionati avventori dei bar sport di tutta Italia sono avvisati, così come le ruspanti trasmissioni calcistiche delle tv locali (ma anche i talk show nazionali, che si fregiano di analisi scientifiche sulle tattiche di gioco): è infatti in arrivo il Laureato in Calcio, figura finora sconosciuta e in grado (forse) di stendere sullo scarsamente letterato mondo del calcio una magica patina di rispettabilità e cultura. Hanno dato venerdì l’annuncio del nuovo corso di laurea – attivato dall’Università telematica del San Raffaele di Roma e patrocinato, tra gli altri, dal Coni, Figc, serie A, serie B, Associazione italiana allenatori calcio, Associazione italiana arbitri – il Presidente della FIGC Tavecchio insieme a Damiano Tommasi (Presidente Associazione Italiana Calciatori), che hanno entrambi parlato con trasporto del corso di laurea come una “cantera di futuri dirigenti”. A sua volta il direttore organizzativo dell’AIC, e preside del nuovo corso di laurea, Fabio Poli, ha spiegato che tutti lo masticano il calcio, ma sono veramente inesistenti le scuole delle quali studiarlo davvero”. E ha raccontato di quando suo nonno gli chiedeva cosa mai facesse nella vita.

Ma chi è questa misteriosa figura del Laureato in Calcio, “un nomade per professione” (Poli), con “la testa ben salda sulle spalle e pronto a dire la sua sul calcio 2.0”, secondo il Corriere.it? Un manager? Un allenatore, un preparatore atletico, un commentatore? La presentazione del corso non aiuta a chiarire alcunché. Precisato che il calcio “richiede professionalità nuove capaci di interpretare il cambiamento da settore di leisure puro a business-entertainment” (in breve: da gioco in piazzetta a società che gestiscono centinaia di milioni di euro), il resto non aiuta il futuro studente a capire così diverrà. Il curriculum mira infatti a fornire “competenze integrate relative alla comprensione, progettazione, conduzione e gestione di attività motorie, gestionali, tecniche e sociologiche legate alla disciplina sportiva del calcio a tutti livelli”. Ancor più oscura, se possibile, la funzione del corso, che è quella di “orientare lo studente a una conoscenza professionale del settore specifico, attraverso la conoscenza del settore tecnico, biomedico, psicopedagogico, giuridico, economico ed organizzativo-gestionale”. Ne esce un Tuttologo (anzi, un Tuttologo Laureato), come confermano anche gli insegnamenti del corso. Gli appassionati riuniti al baretto che discutono le scelte dell’allenatore? Anticaglie superate, rispetto a Lui, che ha passato l’esame in “Teorie e metodologia dell’allenamento”. Caressa che spiega con i principi della fisica le punizioni di Pirlo? Un dilettante, d’ora in poi, di fronte al Laureato, che ha affrontato esami come “Elementi di fisica e biomeccanica applicata al calcio” e “Fondamenti di biochimica”. Le trasmissioni di calciomercato? Un insieme di amatori, non come Lui, che ha studiato “Scouting, match analysis ed elaborazione dati”. E se Florenzi si spacca mentre gioca, legittimato a intervenire è sicuramente Lui, che ha passato “Anatomia umana” e “Traumatologia e riabilitazione nel calcio”, ma anche “Psicologia applicata al calcio”, così da poter entrare, Lui solo, nella mente di Balotelli. Ma il Laureato non si ferma qui. Altro che “l’arbitro manda tutti a prendere un thé caldo”, Lui ha studiato “Nutrizione umana e controllo ormonale” e conosce i nuovi beveroni energetici (e magicamente blocca istinti). È inoltre esperto di Impianti Sportivi – Montezemolo avvisato – ma anche di Doping. Ha avuto poi una spolverata di “Management del sistema sportivo calcistico” e, visto che è politicamente corretto, si occupa anche di “Modelli di gestione del calcio femminile”. Dulcis in fundo, può scegliere se studiare un po’ di “Storia del calcio”, o qualche elemento di “Diritto sportivo”, oppure nozioni di “Bilancio delle società sportive” o un po’ di Marketing e Merchandising. Insomma, se il nonno di Poli potesse, da lassù, dire la sua, continuerebbe a chiedere: laureato, sì, ma che razza di mestiere è?

Pubblicato su Il fatto quotidiano.

 

 

 

 

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