Cara, mi presti il mascara?

unknownUn uomo dalla barba e dai capelli completamente rasati si applica un ombretto viola, un eyeliner blu cielo, ciglia finte e infine un rossetto color vinaccia. Poi alza la mano e mostra uno snack – Smucker’s Uncrustable, un panino al burro di noccioline e gelatina d’uva, impacchettato in una plastica viola e azzurra – dagli stessi identici colori del makeup. Lui si chiama Tim Owens, in arte Skelotim, e su Instagram posta ogni venerdì i suoi make up ispirati ai colori del junk food: le patatine al formaggio Cheetos, i biscotti Oreo, le gomme Nerds. Un eccentrico isolato, dalle pratiche bislacche? Non proprio: Skelotim ha 144.000 follower su Instagram e di recente è stato notato da una giornalista del New York Times, Amanda Hess, che ha definito “ipnotizzante” la sua trasformazione “da un tizio qualunque a uno straordinario uomo esotico”. D’altronde, aggiunge Hess, “quale tela migliore per un web artista che la sua faccia?”.

Owens, infatti, non è solo. Sono ormai decine, almeno in America, i makeup artist che si agghindano in appositi tutorial a beneficio della popolazione maschile, cercando così di occupare il mondo femminocentrico delle makeup artist su Instagram e su You Tube e di farlo con un approccio meno ortodosso, senza essere vincolati a canoni di perfezione “naturale” (il mantra dei tutorial femminili di trucco). Loro, come ad esempio Angel Merino, 1,2 milioni di follower e “una capacità sovrannaturale di lusingare la videocamera”, usano un make up visibile, “trasformativo”, come se l’intenzione fosse quella, appunto, di cambiare faccia e sbandierare la metamorfosi. Certo, ci sono anche i fan di una filosofia più naturale – come Jake Jamie Ward, in arte Beauty Boy, che rilascia consigli su come nascondere le imperfezioni e curare la barba – ma per la maggior parte dei makeup artist truccarsi significa gioco, travestimento, originale ostentazione. Prendi Patrick Starr, artista oversize, che su You Tube è seguito da più di un milione e settecentomila persone: nel suo trailer ufficiale, truccato da donna e con una bacchetta magica in mano, finge di dirigere un’orchestra di pennelli, matite e mascara; mentre su Instagram passeggia e si fa il bagno, sempre truccatissimo e con un costume intero, nelle acque di Bora Bora. Sono immagini realmente ammalianti, proprio perché, come scrive Hess, “non importa ciò che questi ragazzi stanno facendo: un uomo che si trucca è un atto sovversivo”. Non è un caso allora che questi beauty boy siano poco accetti nel mondo del makeup femminile. Loro, vivaddio, decostruiscono il mito della bellezza naturale su cui tante ditte di makeup basano la loro comunicazione – noiose donne vestite bianco latte, con sfondo di mare e natura – e rilanciano il trucco come una forma di “gioiosa creazione” o di “artificio gioioso”. Fedeli all’origine etimologica del termine, si truccano anche per divertirsi, come fa Ben J. Pierce, che si definisce un “attivista appassionato del sopracciglio”, e ha postato video in cui si trasforma in un uovo sexy. O Many Gutierrez, in arte Manny Mua, star di Instagram e You Tube (2,7 milioni di follower), che posta esilaranti tutorial e accattivanti monologhi sulla sua trasformazione da ragazzo mormone in uomo truccato.

L’industria, e l’editoria, hanno cominciato ovviamente ad accorgersi di loro. Maybelline ha fatto di Gutierrez una sua icona (e People lo ha incluso tra le stelle nascenti), CoverGirl ha messo per la prima volta in copertina il diciassettenne James Charles, che ha collezionato in poco tempo oltre 700.000 follower per le immagini del suo viso dipinto con colori ispirati a Lisa Frank, ai quadri di Lichtenstein e a paesaggi misteriosi. Uomini che si truccano, e si truccano così, sparigliano i canoni di genere, e di sicuro non piacciano a conservatori e fautori della differenza sessuale. Ma attenzione: questi esperti di bellezza, e coloro che li seguono, non sono gay o drag queen, “performer che usano il trucco per trasformarsi, in un ubriacante miraggio di eccesso femminile”. Come dice Patrick Star in un video: “Sono un uomo. Sono un uomo truccato. E amo moltissimo il trucco”. Ma nei commenti ai loro video, tra un consiglio sui bronzer e un altro sui fondotinta, lavorano anche sulle ansie circa l’identità sessuale, perché molti di coloro che scrivono si domandano se truccarsi riveli un’identità omosessuale. Al tempo stesso, sopportano, spesso con ironia, i detrattori, persone che li odiano – e flaggano di continuo i loro video come inappropriati – perché ridicolizzerebbero la mascolinità.

Vedere questi make up artist alla prova è liberatorio non solo per molti uomini, ma anche per le donne. Mentre osservare i guru della bellezza femminile spinge molte a una comparazione fisica spiacevole, e a una pressione all’acquisto, con gli uomini, per lo meno per ora, questo non succede. Il loro makeup è “sovversivo, l’immagine opposta del conformismo”. E comunque sia, ha portato più eguaglianza tra uomini e donne. Liberi i primi di truccarsi, libere le seconde di non farlo.

Pubblicato su Il fatto quotidiano.

 

 

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