Tutti i libri da non mettere in valigia

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Forse avevate pensato di acquistarlo in vista di un illusorio tempo libero durante le vacanze estive: il super pubblicizzato corso di inglese di Peter Sloan nelle ultime versioni English Express e English al lavoro (Mondadori). Ma dopo la Brexit e i seccanti ammonimenti ai cittadini esteri in Gran Bretagna (colti, sgobboni e portatori di Pil) meglio cominciare a vivere come se l’Inghilterra fosse un’isoletta secondaria e mettere in valigia corsi di arabo e cinese.

Ma non c’è solo Sloan tra i libri che è consigliabile aggirare, lasciandoli sugli scaffali per i motivi più vari. Ad esempio potreste imbattervi nell’ultimo saggio di Giulio Tremonti, Mundus Furiosus (Mondadori) e chiedervi sensatamente perché acquistare l’ennesima invettiva contro lo strapotere della finanza e le soffocanti regole europee scritta da chi di quel sistema ha fatto parte per decenni, praticando allegramente tagli al welfare e accordi con la vituperata Europa delle banche. Un altro saggio che potete guardare, salvo passare oltre, è l’ultimo libro del sociologo De Masi, Una semplice rivoluzione (Rizzoli). Il cavallo di battaglia è sempre lo stesso: liberare il nostro tempo dal lavoro in vista dell’ozio creativo. Peccato che l’obiettivo sia già stato realizzato: ma grazie a precari, disoccupati e neet.

Un altro filone dal quale è bene prendersi una pausa è la moda dei libri giapponesi sull’ordine e la liberazione da oggetti superflui, che dovrebbe misteriosamente portarci la felicità. Ad esempio quello di Fumio Sasaki, Come trovare la felicità con l’arte dell’essenziale (Rizzoli). L’autore elargisce filosofici consigli dai suoi venti metri quadri, producendo però un’irresistibile voglia di abbondanza e di eccessi.

Altra mania nefasta di questi mesi è quella dei libri–organo. Dopo il besteller L’intestino felice, Sonzogno pubblica Batti cuore, di Johannes Hinrich Von Borstel, un viaggio tra aritmie, ventricoli e valvole cardiache che fa rimpiangere quando a contare era “il cielo stellato fuori di me e la legge morale in me” di kantiana memoria.

C’è poi la sfilza di romanzi del cuore. Impossibile elencarli tutti, ma sono facilmente identificabili da frasi cliché del tipo – vedi l’ultimo romanzo di Irene Cao, Ogni tuo respiro (Rizzoli) – “la testa mente, ma le emozioni non mentono mai”. L’”alchimia travolgente della passione” contagia stancamente collane su collane e fa venire voglia di leggere saggi di entomologia e di strategia militare.

Ci sono poi casi editoriali curiosi. Come il libro sulla cui copertina campeggia un Cannavaro che alza tra le mani la Coppa del Mondo. Si chiama La nostra bambina, e racconta episodi del mondiale di dieci anni fa – come la scommessa di Totti contro Peruzzi su una pizza da mangiare in un boccone – che però coperti di polvere decennale appaiono fuori tempo e senso.

Nel settore biografie potrete evitare Confessioni di un’anticonformista, libro intervista di Annalisa Chirico a Umberto Veronesi. “Un uomo senza pretese da superuomo”, recita il libro. Che però da anni occupa superomisticamente le librerie con pubblicazioni semestrali.

Infine non vi servirà Bella ciao, di Carlo Pestelli (Add), storia della canzone ormai cantata solo dai militanti di Podemos (essendo la sinistra estinta in Italia). E neppure i Libri antistress da colorare per adulti di Newton Compton. O forse sì: meglio dipingere cavallucci marini e cani paffuti che incappare nel libro sbagliato, inutilmente cupo, noioso, o zeppo di retorica dei sentimenti a scapito di logica e ragione.

Pubblicato su Il Fatto quotidiano.

 

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