Piccolo elogio del mare Adriatico

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Il bambino tira su il retino, con un gridolino di gioia: ha pescato un minuscolo paguro più un piccolo granchio. Magro bottino, ma che importa, la magia di due piccoli esseri viventi che ora nuotano dentro il secchiello di Topolino è eccitazione e felicità. È riuscito ad arrivare a ridosso degli scogli che puntellano il mare perché l’acqua è bassissima e si possono fare ottimi bagni senza paura né braccioli. E poco importa che l’acqua non sia cristallina, ma un po’ terrosa e piena di alghe, qui si tocca sempre e anche la sabbia asciutta è infinita: una lunga striscia che diventa campo di pallavolo, di calcio, di biglie, o terra perfetta per castelli e costruzioni di fantasia (ci sono anche Colossei e Torri di Pisa). È l’Adriatico, con le sue migliaia di stabilimenti, dove i bambini di mezza età giocano a carte per ore, e i bambini piccoli tirano il vestito alle mamme per avere il gelato al gusto di zucchero filato.

La riviera marchigiana e romagnola è la perfetta alternativa all’ultima spiaggia radical chic – dove l’ombrellone costa quanto l’affitto di una casa, ma soprattutto si rischia di incontrare Chicco Testa o Francesco Rutelli – e la spiaggia coatta dove si piazza l’ombrellone portato da casa e si mangiano i rigatoni in spiaggia. Qui vedrai raramente borse termiche e panini (la gente si siede a mangiare oppure se ne va a casa a cucinare), o ragazzi con la cresta e tatuaggi che sembrano magliette. In spiaggia non c’è lo svacco che si vede in molte città tirreniche del centrosud: ci si sdraia sul lettino, che d’altronde costa un’inezia, e lo stesso per i bambini. Nessuno ha i soldi per andarsene in giro con lo yacht in cerca di un angolo di paradiso deserto, ma nessuno la rimpiange. Perché qui si sta bene, la gente è gentile, si gira in bicicletta, non ci sono salite, c’è una raccolta differenziata d’eccellenza che rende le città immacolate. Gli handicappati o gli anziani, che nelle grandi città restano intrappolati in casa, girano da soli sulle carrozzelle elettriche, mentre la notte chi vuole festeggia, chi non vuole dorme. L’Adriatico è il regno del ceto medio, quello dato da tutti per spacciato, e che ancora resiste, anche se le giovani coppie con figli sono sempre attorniate da anziani che probabilmente pagano la casa e l’ombrellone. Ed è il regno dei bambini, che arrivano in spiaggia con i canottini colorati e il loro retino carico di strumenti – pala, secchiello, rastrello – per conquistare il mondo. Su queste coste va in scena da giugno a settembre un Family Day quotidiano, che i politici farebbero bene a frequentare per ascoltare i problemi delle famiglie di oggi, il salasso del centro estivo visto che la scuola chiude per tre mesi, lo sport che costa troppo, la retta del nido comunale che ha raggiunto quella dei privati (altro che riduzione delle tasse), ma anche la ricerca di un buon pediatra od otorino che non sia per forza a pagamento. Ma potrebbero imparare da queste spiagge anche quale dovrebbe essere un equo rapporto con i cittadini: dare un buon servizio a un ottimo prezzo, proprio come gli ombrelloni, le biciclette o la raccolta differenziata. E tutti contribuiscono, non come la massa di evasori da un lato e gli stupidi che pagano sempre e sempre di più dall’altro. Per questo l’Adriatico, con le sue piccole città pulite, il verde, il mare e tutte quelle bici, restituisce per qualche settimana la sensazione che esista un mondo più semplice e migliore. Fatto di spiagge larghe per giocare, acque basse per scoprire il mare, due piccole ruote per correre da soli all’edicola a comprare la rivista con in regalo i racchettoni.

Pubblicato su Il Fatto quotidiano.

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