Nora, in Cina per inseguire un sogno: cantare

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Sono in taxi, come al solito qui c’è traffico, possiamo sentirci tra venti minuti?”. Eleonora ha appena 33 anni, vive a Pechino, è soprattutto una musicista (ma non solo) e sta andando alla festa del locale per il quale lavora, dove si esibirà in concerto, come ormai quasi tutti i giorni. “Come sono arrivata a fare la cantante in Cina?”, mi spiega dopo aver trovato una postazione per il pc nel suo locale, mentre viene fotografata da numerose cinesi di passaggio. “Ho studiato relazioni internazionali diplomatiche all’Orientale di Napoli, dove ho iniziato a imparare il cinese. Lo studio mi ha aperto la mente e mi ha spinto ad andare via, anche se a Salerno, dove vivevo e dove vivono i miei genitori, facevo tantissime cose. Politica anzitutto. Peccato che io, e il gruppo di giovani nel quale militavo e con il quale ci battevamo per una politica trasparente e pulita, siamo stati ostacolati in mille modi, persino con la violenza, perché ci rifiutavamo di fare scorrettezze come imbrogli elettorali e firme false. Musica, poi, naturalmente. Peccato che in Italia certe porte non si aprano mai e io non avevo un padre musicista (che quasi quasi sarà il titolo del mio prossimo album); inoltre in Italia, a differenza di tantissimi paesi europei, non c’è nessun tipo di assistenza sociale e di protezione per i musicisti: o sei Laura Pausini oppure soccombi e questa è una cosa vergognosa. In breve, sentivo che nel nostro paese stavo regredendo, mi ero laureata e avevo cominciato i primi lavoretti precari, così ho deciso di partire, intanto per imparare una lingua. Sono arrivata qui a 29 anni, non giovanissima, ma un’età giusta se vuoi prendere la Cina in un certo modo, non da straniero, cioè parlando la loro lingua. Io ad esempio abito in una casa della Pechino vecchia, dove nessuno parla inglese e mi devo sforzare. Ma qui c’è una sensazione magnifica di movimento: pensa che quando è venuta a trovarmi mia madre mi ha detto che le sembrava di rivivere il boom economico italiano. Ed è vero, qui non si sta mai fermi e a me piace lavorare e impegnarmi per tenere viva l’immagine del mio paese portando in giro la musica italiana, non le schifezze di musica contemporanea, i prodotti dei talent show, ma la meravigliosa tradizione di canto autoriale italiano, che è andata persa, magari rivisitata in chiave swing. Sto anche cercando di tradurre in cinese alcuni testi”.

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