L’ex detenuto: «Shakespeare mi ha salvato»

image“Se nei vicoli di scuola avessi incontrato Amleto e Macbeth, non sarei arrivato in carcere”. Ne è convinto, tanto da farne il perno dei suoi ultimi dieci anni di vita, Salvatore Striano, ex detenuto, oggi scrittore e attore. Condannato a quattordici anni per associazione a delinquere, estorsione e spaccio di droga, in carcere incontra, attraverso il regista Fabio Cavalli, il teatro: De Filippo, ma soprattutto William Shakespeare, che gli insegna a non praticare la vendetta, “perché ti riempie di niente e anzi ti svuota ancora di più, perché ti toglie pure la vittima su cui ti stai sfogando solo per non odiare troppo te stesso”. È l’inizio di una conversione radicale, che porta “Sasà” a diventare, una volta uscito dal carcere, attore di teatro e di cinema (è stato scelto da Matteo Garrone per Gomorra, dai fratelli Taviani per Cesare deve morire, da Ascanio Celestini per Viva la Sposa). Ma soprattutto testimone – nelle scuole dove spesso si reca e nelle carceri – di qualcosa che si è assurdamente dimenticato, tanto svilite sono le discipline umanistiche. E cioè che l’arte e la letteratura non sono hobby, ma strumenti che letteralmente ti salvano la vita: proprio come recita il sottotitolo del nuovo (e secondo) poetico libro edito per Chiare Lettere: La Tempesta: il romanzo di una vita salvata da Shakespeare e dall’amore per i libri. 

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