Letteratura per ragazzi, torniamo alle giungle di Tarzan

Unknown“La letteratura per ragazzi di quando io stesso ero un ragazzo era ricchissima di luoghi, personaggi, avventure e immaginari che non potevano essere più diversi tra loro. C’erano le giungle di Tarzan e i mari orientali dei pirati. C’era il West e c’erano le astronavi. C’erano l’Africa nera e la Terra del Fuoco, l’Antartide con basi militari perdute e mostri di Frankenstein che vagavano tra i ghiacci; i vicoli di Praga dove ci si poteva imbattere in un Golem, un vampiro o un alchimista pazzo. È stata invece la convergenza dei contenuti su diversi media (libri, televisione, cinema e videogiochi) a ridurre le esperienze di oggi a pochi, pochissimi brand: un terzo delle prime cento posizioni sono occupate dall’utopia futuristica di Divergent, dal Regno della Fantasia di Stilton e dai ghiacci di Frozen (800.000 copie vendute). Un altro terzo da storie ambientate in luoghi che paiono reali, salvo che non c’è modo di raggiungerli per davvero: il deserto del Piccolo Principe, la città americana neutra della Schiappa o della Scuola Media di Patterson, la campagna inglese trasfigurata di Peppa Pig. L’ultimo terzo è occupato da due serie, dove c’è sì un pizzico di mondo reale – New York, Londra – che però viene subito cancellato dal passaggio al mondo magico: gli Dei dell’Olimpo di Percy Jackson e la scuola di magia di Harry Potter. Sono quasi novanta libri per conoscere nove mondi diversi. D’altronde oggi è più facile catturare un ragazzo se l’universo narrativo è rapido, generico, non storico, magico, e politicamente corretto”.

A raccontare il passato e il presente della letteratura per ragazzi è Pierdomenico Baccalario, prolifico scrittore di libri per bambini e adolescenti (fa parte del laboratorio creativo degli “Immergenti”). Lo fa in un rapporto presentato alla Bologna Children’s Book Fair, in corso in questi giorni a Bologna (e dove oggi verrà consegnato il primo premio Strega Ragazzi). E sempre a Bologna si analizzano le parole chiave e le quattro tendenze di un mondo editoriale in crescita: “Si registra la tenuta dei libri cartacei rispetto al digitale, l’esplosione del “Middle Grade”, il ritorno della fantascienza e la fine della divulgazione tradizionale”. In altre parole, si leggono più libri, mentre si afferma il ruolo dominante dei Middle Grade, i lettori tra i 9 e i 12 anni che a differenza dei pre-school (che si fanno acquistare libri creati da personaggi televisivi, da Peppa Pig a Masha e Orso, passando per gli Octonauts nel Regno Unito o i Lapins Cretins in Francia) sono i primi lettori consapevoli. Proprio dalle loro storie, tra l’altro, sono realizzate opere cinematografiche, basti pensare ai film tratti dalle opere di Robert Dahl, al successo planetario del film Piccoli Brividi, alla saga di Darkmouth, “un po’ western, un po’ horror, un po’ fantascienza”. E proprio la fantascienza sta tornando di grande interesse: il primo fenomeno è quello della saga The Expanse di James S.S. Corey, dove non mancano sesso e violenza sullo stile del Trono di Spade, poi c’è la trilogia di Star Wars, e il suo sterminato indotto anche letterario da 120 milioni di copie.

La parola chiave dell’editoria per ragazzi, invece, è IP, ovvero Intellectual Property: una sigla che definisce, nel suo insieme, un mondo narrativo visto in tutte le sue potenzialità (e che gli editori sono sempre più interessati a controllare, perché può diventare film, videogioco, merchandising), spesso legato all’avvento di nuove factory di produzione di bestseller, attraverso collettivi di scrittori che lavorano, più che a un singolo episodio, a generare le regole del mondo in cui le storie saranno ambientate. “La Marvel comics, spiega Baccalario”, è il perfetto esempio di quale potere scaturisca dal possedere completamente i diritti di una IP. Possono venderne i diritti al cinema, ai romanzieri, e intanto continuare a inserire nei loro meccanismi di produzione di fumetti sempre nuovi scrittori e disegnatori”. Ma lavorano in questo modo “transmediale” anche l’Atlantyca Entertainment, che controlla la IP Geronimo Stilton, un colossale brand che ha al suo attivo due serie di cartoni animati, centinaia di libri e oltre cento milioni di lettori in tutto il mondo e la Rainbow, di Iginio Straffi, che dopo aver raggiunto il successo internazionale con i cartoni delle Winx, si sta sempre più interessando alla realizzazione di libri tratti dalle sue IP.

È un modo di realizzare libri, però, che rischia di spingere l’editoria ad accodarsi alle grandi mode planetarie dell’intrattenimento (prima tutti vampiri, poi tutti maghi, poi tutti zombie, poi tutte principesse), perdendo la voglia di dare ai suoi lettori qualcosa di unico e di diverso. Qual è la strada che dovrebbero percorrere allora gli editori? “Rischiare, puntare sulle nicchie, partire dal basso, produrre qualcosa di bello che non sia necessariamente anche ‘alla moda’, soprattutto tornare al territorio”.

Articolo pubblicato su Il Fatto quotidiano

 

Rispondi