Buon compleanno Twitter

UnknownTutto nasce da una domanda che oggi appare banalissima, ma dieci anni fa non lo era affatto: come diavolo faccio a mandare un messaggino che i miei amici possano leggere contemporaneamente? Così, il 21 marzo del 2006, alle ore 12.50 Jack Dorsey, ventinovenne statunitense impiegato dell’azienda Odea, invia il suo primo, scarsamente romantico, tweet, dal sistema di instant messanging che aveva creato: “Ho appena configurato il mio twttr”. L’account dal quale parte il messaggio è @jack. Segue una serie di tweet dei dipendenti della stessa azienda, l’Odea, poi l’esperimento si allarga agli esterni – è del 15 luglio il lancio del primo tweet che non abbia per destinatari i soli dipendenti dell’azienda– e il 28 febbraio del 2007 lo stesso Dorsey dà l’annuncio del milionesimo aggiornamento, finché, nell’aprile del 2012 Twitter super i 200 milioni di utenti attivi (tra cui quello del papa, twittatore sistematico). Nel frattempo, il nome da Twttr diventa Twitter, una parola che ricorda alla perfezione il cicaleccio, il chiacchiericcio leggero. Non solo. Come racconta Massimo Arcangeli, autore di Breve storia di Twitter (Castelvecchi), “col nuovo corso sarebbe stato ritoccato anche l’inconfondibile logo: l’uccellino azzurro. Gli sarebbe stato rimpicciolito il testone, e tagliato lo scanzonato e un po’ fumettistico ciuffo. Avrebbe sollevato lo sguardo, elegante e sicuro di sé, come ad apparire cresciuto”.

Gli altri passaggi del social network sono più noti ma vale la pena ripercorrerli. L’inglobamento di Twitter da parte di molte testate giornalistiche, per diffondere una notizia quanto più rapidamente possibile e non farsi scavalcare da testimoni casuali;  la nascita della twitteratura, un vero e proprio genere letterario (si twittano intere opere classiche, come l’Iliade o l’Odissea o i Promessi Sposi ma anche testi teatrali e saggistici: ad esempio i fondatori di www.twletteratura.org hanno lavorato anche su favole come Pippi Calzelunghe o gli scritti Corsari di Pasolini); gli esperimenti di microblogging, in cui gli autori postano il loro romanzo (ad esempio l’esordiente americano Matt Stewart: 3700 tweet, uno ogni quindici minuti; il romanzo è poi uscito in volume); i Twitter festival (il primo dei quali, il Twitter Fiction Festival, è nato il 18 ottobre del 2012).

Ma Twitter ci fa più male o bene? Il blogger Hassan Bogdan Pautàs ha ponderato i pro e i contro dell’uso, specie letterario di Twitter, segnalando elementi a favore, corrispondenti ai cinque principi di una scrittura letteraria per il nuovo millennio elaborati da Calvino nelle Lezioni americane (la leggerezza, la rapidità, l’esattezza, la visibilità, la molteplicità). Tanti però anche gli elementi a sfavore: l’astoricità (Twitter non ricorda nulla), l’apparente superficialità, la ridondanza, la violenza verbale, il rispecchiamento televisivo, la falsa pretesa di democrazia. E che Twitter non sia affatto democratico lo sostiene anche Arcangeli: “Le relazioni tra i membri non esigono reciprocità: puoi avere milioni di followers e decidere anche di non seguire nessuno. Non solo. Il sistema riproduce i meccanismi di legittimazione del potere che furono alla base del feudalesimo: oggi, volendo giocare di paradosso, se una trentina di persone in Italia si mettessero d’accordo su chi vince Sanremo, su quale libro comprare, su dove andare in vacanza, che film vedere, e persino su chi votare, riuscirebbero a smuovere un numero esorbitante di persone”. E poi c’è la costrizione dei 140 caratteri, che non facilita, l’approfondimento e l’analisi, oltre che la tendenza, innescata dai trend topics, a “schiacciare il dibattito su alcune parole chiave”. Per non parlare, infine, dell’(ab)uso maldestro o compulsivo che di Twitter fanno i nostri politici: “Renzi, dice Arcangeli, “è uno dei più abili, gioca con gli hahtag, ne inventa di nuovi ma in generale la politica non sa usare Twitter prova ne sia che nascono fake che spesso hanno molti più follower degli originali, penso a quello di Cuperlo, di Civati, dello stesso Renzi. Sarebbe più dignitoso usare la comunicazione istituzionale, evitando indegni tweet come quello di Formigoni sulle presunte crisi isteriche di gay, lesbiche bi-transessuali e checche varie”. Meno male che proprio Twitter ha consentito a chi voleva di rispondere al destinatario con ironica ferocia. Come ad esempio, tra i tanti, Sailor Gender: “Dopo la sparata di @r_formigoni, non sono mai stato così orgoglioso di essere una checca isterica, sfranta, cula, con l’orologio rosa”.

Pubblicato il 12 febbraio su Il fatto quotidiano.

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