Utero in affitto, perché (forse) sì. Sul caso Vendola

UnknownHa sempre combattuto la doppia morale che voleva da un lato una deregulation sfrenata in ambito economico e dall’altra un conservatorismo illiberale sul piano etico. Ha sempre difeso la libertà del corpo e dei suoi bisogni, contro chi voleva farne campo di battaglia per cupe ossessioni moralistiche. Ha sempre partecipato, anche da presidente di Regione, ai Gay Pride, contrapponendo a chi lo accusava di esibizionismo la libertà di essere diversi nello spazio pubblico, alla luce del sole. Ha sempre, infine, difeso il corpo delle donne, decidendo di adottare subito la Ru486, ma soprattutto puntando il dito contro il sessismo, il macismo e la mignottocrazia imperanti. La scelta di Nichi e del suo compagno dunque è il coronamento di un percorso coerente all’insegna del rifiuto della paura e dell’invidia e in nome del diritto alla felicità privata.

E d’altronde il desiderio di un figlio non può mai essere malato. Possono esserlo i modi per ottenerlo ma la maternità surrogata non è uguale dappertutto, e si può fare, come è stata fatta, sotto il segno del rispetto e dello scambio, condividendo soprattutto un pezzo di strada insieme con la madre e mantenendo i rapporti con lei. Se la donna non è povera e ha altri figli non c’è sfruttamento. Resta la tristezza della mancata approvazione della stepchild adoption, che impedirà a Vendola di essere ufficialmente padre. Non volete che gli omosessuali siano spinti verso la maternità surrogata? Semplice, allora consentite loro di adottare. Sono uomini e donne, mica cani. E così anche chi non ha soldi potrebbe stringere tra le braccia un bambino.

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