Un piatto di pasta non è un Tintoretto. Basta al cibo come kultura e agli chef stellati

UnknownIl cibo? Solo una delle pratiche della vita quotidiana, che prende valore unicamente quando fa parte di momenti che sono effettivamente conviviali, dialogici, occasione per spartire insieme al pane e alla pasta molto altro. No allora agli chef stellati in tv, ad eventi e convegni legati al cibo, a foto del cibo postate ovunque, a ricette come opere d’arte. A puntare il dito contro il trionfo del cibo in sé e per sé è l’antropologo Franco La Cecla, nel suo ultimo pamphlet Babel Food. Contro il cibo kultura (appena uscito per il Mulino). Basta con il cibo sbandierato come cultura perché non “non è vero che un piatto di pasta valga come un Tintoretto, non è vero che un buon pranzo abbia lo stesso valore dei dialoghi socratici” . Basta con l’ossessione culinaria che ci rende tutti come anoressiche fissate con il cibo che, invece di essere eletto a valore morale, dovrebbe essere relativizzato per ciò che è: cibo e basta. Tanto più che il cibo smette di essere cultura “proprio nel momento in cui prende il primo posto, oscura con la sua prepotenza e i suoi selfies i volti di chi prepara da mangiare e di chi mangia insieme”.

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