Se l’autore diventa un hub

imagesDimenticate l’immagine dello scrittore con un pacchetto di sigarette accanto a sé che picchietta sulla sua macchina da scrivere o, in versione più aggiornata, sul proprio computer. Oggi scrivere un libro è un processo nuovo che richiede l’intervento di una serie di attori secondari (oltre al classico editor e correttore di bozze), che diventano a tutti gli effetti autori anch’essi. E, manco a dirlo, la rivoluzione è legata al digitale. Se ne è parlato nell’ambito della manifestazione Più libri più liberi nel corso della conferenza L’autore è una piattaforma, dall’autore solitario all’hub autoriale, dove sono intervenuti Giovanni Peresson, responsabile Ufficio studi Associazione Italiana Editori, e Maria Elisa Pesaresi della Società editrice il Mulino – Digital publishing. Per farsi un’idea del cambiamento basta osservare dei bambini che in libreria cercano invano di attivare delle immagini stampate di una mappa di Geronimo Stilton o condividere un’app della Pimpa pensata da Panini per una lettura comune, mentre nel frattempo le loro madri fotografano le copertine per poi comprare i testi su Ibs o su Amazon.

Il fatto è che il lettore di oggi chiede a chi produce storie molto di più di prima: anzitutto modalità di accesso diverse a seconda delle circostanze (ad esempio un e-book quando è in viaggio, un libro di carta quando legge a suo figlio) ma al tempo stesso anche un prodotto diverso, che – spiega Peresson – incorpori servizi con “forti componenti creative e che sia anche fortemente interattivo proprio per rispondere alle richieste di interazione delle persone”: e-book potenziati con dei filmati, elementi aggiuntivi, link, ma anche manuali universitari interattivi (è quello che fa, ad esempio, la piattaforma innovativa Pandora Campus legata alla casa editrice Il Mulino). “Oggi”, continua Peresson, “posso avere una guida digitale che mi permette di visitare un museo ma mi dà anche informazioni aggiuntive su dove mangiare o dormire, un manuale che si arricchisce di esercizi di verifica on line e possibilità di condivisione; ma anche libri per bambini sempre più simili ad un’app o e-book di fiction che incorporino anche elementi grafici”. Ecco allora che l’autore deve accettare di lavorare accanto a sviluppatori di app e di videogiochi, oltre che, ça va sans dire, essere in grado di manovrare bene i social, magari utilizzandoli per esperimenti narrativi: come nel caso della scrittrice Rachel Hulin, che ha pubblicato per la prima volta su Instagram il suo romanzo – la storia di due gemelli trentenni – o di un docente della Pensilvania, Eric Jarosinsky, appassionato di Adorno e dei suoi Minima Moralia, che ha utilizzato Twitter per scrivere il libro di aforismi Nein. Un manifesto (pubblicato da Marsilio)”.

Ma il vero motore del cambiamento si chiama tablet: con un unico dispositivo si può giocare ai videogiochi, leggere le notizie, usare varie app, ricevere la posta elettronica. Per battere la concorrenza occorre pensare prodotti editoriali diversi dal passato, perché un utente si può appassionare a una storia proprio a partire da un videogioco, o dai social o dalla visione di un film. Ecco allora che si affiancano all’autore, oltre agli sviluppatori di app e videogiochi, anche produttori televisivi o sceneggiatori. Il caso più famoso nella letteratura per bambini è quello di Geronimo Stilton, il topo creato da Elisabetta Dami, che ha dato vita a dodici collane, a e-book ma anche a una serie di cartoni animati. Per gli adulti, il case study è sicuramente quello di Saviano col suo Gomorra: cioè un autore che diventa consulente del film, che a sua volta sviluppa una serie televisiva. Oppure Suburra di De Cataldo e Bonini, il cui sequel La notte di Roma è un romanzo già pensato per diventare un film. “Nel caso delle grandi serialità come quelle americane del tipo di House of Cards”, spiega Peresson, siamo di fronte a universi narrativi che si espandono all’infinito. Non è più la trasformazione del Fantozzi libro nel Fantozzi romanzo. Un esempio nostrano è Montalbano, la cui fiction ha generato uno spin off, quello di Montalbano giovane. Anche gli editori sono chiamati a nuove sfide: se prima seguivano un modello di business lineare, oggi deve coordinare professionalità diverse e ha una responsabilità economica di tipo reticolare, visto che i ricavi provengono da più piattaforme”. Ma in questo processo di moltiplicazione è soprattutto l’autore che cambia, diventando un autore multiplo o “diffuso”. “È un po’ quello che accadeva nelle botteghe del Rinascimento, dove non si sapeva chi esattamente aveva fatto il quadro, perché il quadro nasceva da una scuola”. Si tratta insomma di lasciar andare la narrazione verso direzioni nuove e condividere i benefici in termini di fama e di compensi. E quindi rinunciare a un po’ di narcisismo autoriale. Riusciranno baroni universitari e intellettuali nostrani a avere fiducia in questi nuovi processi che richiedono meno egocentrismo e più flessibilità, meno attaccamento al passato e più visione?

 

 

 

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