Natale con l’amante

UnknownEccolo, puntuale come ogni anno, il Natale che s’avanza minaccioso. Un’overdose di famiglia che, soprattutto, mi impedirà di vedere lei per almeno una settimana, con conseguente mio senso di colpa e sua furibonda reazione. Capisco, non è bello passare da soli il Natale, ma che ci posso fare se non ho il coraggio di lasciare mia moglie e mi tocca andare in bagno, con la scusa della prostata, per mandarle almeno un whatsappino ogni ora e non farla sentire abbandonata. E al tempo stesso, devo prendere misure precauzionali estreme per evitare di venire scoperto, tenendomi ben stretto il cellulare al corpo in modo che non capiti sotto gli occhi indiscreti di qualche zia o nipote che potrebbe gridare: “Zioo c’è un messaggio per te da Anna!!!” (sì, perché almeno ho lasciato il suo nome, non come quelli che scrivono, al posto del nome dell’amante, “meccanico”, oppure “amministratore”: che poi se ti scopre un messaggio “Sono stata bene stasera” dal meccanico vallo a spiegare). Perché non mi sono separato e continuo da cinque anni a vivere il Natale in questo modo?

Perché così mi sembra di avere tutto, da un lato il calore della famiglia, le radici, dall’altro la passione vera, le ali, per capirci. Durante tutto l’anno la cosa funziona abbastanza bene, è il Natale che smaschera un po’ la mia ipocrisia e la sua solitudine, per questo lo detesto. Se mi sento codardo per sentirmi in difetto solo a Natale? Un po’ sì, anche se il senso di colpa verso di lei ce l’ho, qualche volta, anche durante i weekend, o l’estate (però a Natale è peggio). Ma io sono fatto così, non mi so decidere e non vorrei rinunciare né a loro né a lei. E ora scusatemi, filo in bagno di nuovo, mi è arrivato un messaggino con faccine minacciose e devo correre ai ripari inviando almeno una sfilza di cuoricini prima dell’arrivo del panettone farcito.

Noi amanti, silenziose come lavatrici AAA

di Lia Celi

Buono il panettone farcito, amore? Anche il Margarita che sto sorseggiando sul bordo della piscina del resort in montagna non è male. E non è male nemmeno il quarantenne provolone due lettini più in là. Anche lui sposato come te, anche lui con figli attualmente parcheggiati al KinderClub, anche lui bisognoso di una parentesi testosteronica nella routine familiare, come due mariti su tre. Potrei essere io: perché no? Ormai sono un’esperta: in cinque anni con te ho imparato le regole d’ingaggio per noi “altre”. Mai fare progetti, mai lamentarsi, soprattutto mai innamorarsi. Perché voi sposati la donna della vostra vita l’avete già scelta: comoda, affidabile, poco scattosa ma sicura sulle lunghe distanze, poco eccitante ma con tanto posto per la spesa e i bambini. Insomma, una monovolume umana, spesso anche nel fisico. Un’oretta a settimana in un letto diverso vi è più che sufficiente per placare l’ormone. A Natale e in agosto salta pure l’oretta, anche perché, almeno in quei periodi, trombate più spesso con la moglie. Ma anche nel resto dell’anno non vi negate, anche se a noi dite che è solo «dovere»: spesso avere un’amante vi rende non solo più tolleranti, ma anche più attivi nel talamo coniugale, cementando l’unione. Noi «altre» siamo come gli elettrodomestici a incasso classe AAA: silenziose, a basso consumo, invisibili, ma senza di noi l’equilibrio familiare si incrina, i coniugi diventano stizzosi e finiscono per lanciarsi addosso i piatti sporchi. E allora mi sono presa una vacanza da te, che non è detto che finisca con l’Epifania. Perché c’è un’altra regola: le storie con gli sposati devono essere a tempo, se no diventano pietre al collo della nostra autostima. E forse il tizio due lettini più in là – che, se di questi tempi può permettersi di portare tutta la famiglia qui anziché vegetare a casa tra parenti, zampone e tombola, dev’essere meno tirchio di te – cerca una lavastoviglie.

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