Hashtag, faccine, video: così l’azienda ti prende con un app

UnknownNel caso vi mancassero due occhi per leggere il tempo di cottura della pasta sulla relativa scatola e un orologio per contare i minuti, Barilla vi viene in aiuto con un’app studiata per voi: la apri, cerchi la pentola virtuale, ci infili dentro il tipo di pasta che stai cuocendo e avvii il timer, mentre nel frattempo vostro figlio, col secondo tablet di famiglia, si intrattiene giocando a calcio con la app Do you Ringo? Nello stesso tempo sulla pagina Facebook di Barilla un pazientissimo “social media editor”, in soldoni un precario che invece del call center è finito a occuparsi dei social aziendali, risponde, intervallando le parole alle emoticon sorridenti, alle varie proteste dei consumatori che accusano Barilla di non essere più italiana, di aver trovato dei vermi in un pacco di pasta comprato in China (“Ciao Maria Chiara, ci dispiace per l’accaduto. Ti faremo contattare dal nostro Servizio consumatori). Sempre nel frattempo su Twitter un altro social media editor, o forse lo stesso dei vermi, posta giochi di parole: “Nuove Penne Rigate #Barilla: una consistenza…da paura! Buon #Halloween!.

In breve, non c’è più scampo. Alle aziende non basta più creare il prodotto e cercare di posizionarlo strategicamente sugli scaffali, aggiungendo qualche carosello pubblicitario o qualche raccolta punti di carta che oggi sembra il paleolitico. Ormai non c’è azienda che non abbia la sua App, o comunque una pagina Facebook e un account Twitter dove creare una propria “community” da intrattenere spargendo calore e divertimento con nuovi contenuti, suggerimenti, stimoli sui sovraccaricati consumatori. Provate ad andare sulla pagina Facebook di Dixan. Qui il leitmotiv è il modo in cui è possibile impiegare il tempo di una lavatrice. Accanto alle testimonianze delle donne della community come “Mi faccio una doccia ascoltando Allevi”, ci sono i suggerimenti di Dixan. Basta cliccare sul tipo di lavaggio, e il sito regalerà perle come “Hai novanta minuti? Fai l’aromaterapia”.

Si contendono la palma della app più inutili, (insieme al contaminuti Barilla), un’app della Lavazza che ti aiuta a scoprire il bar Lavazza più vicino e quella della Pampers: dentro c’è un “pampersometro” per tenere traccia dei progressi del tuo bambino (basterebbero carta e penna) e la possibilità di trasformare il cellulare, scuotendolo, in un sonaglio. La pagina Facebook dei Pampers – quindici milioni di Mi piace – sceglie invece l’opzione vintage, rifilando al lettore tutta la storia dei Pampers con tanto di invito a celebrare Vic Mills, l’ideatore del pannolino “low cost” (mica tanto).

Tornando a Lavazza, invece: l’account Twitter dispensa imperdibili pillole di saggezza. “Freddo in arrivo? Un buon #caffé, un bel film e una coperta calda sono la soluzione perfetta” E c’è anche una app: in questo caso è un concorso fotografico, ma possono partecipare solo gli iscritti al Club a Modo Mio (quelli che hanno comprato la macchinetta con le cialdine).

Danone invece, oltre a un app per bambini con il Team Actimel in azione, si inventa singoli account per i suoi prodotti. Ad esempio c’è @Danio, la merenda che calma la fame: la nota marca ti invita ad andare su Twitter per caricare il tuo #hungercry, un video con il tuo grido di fame prima di mangiare Danio. Ma Danone si è inventato pure, per la marca Evian, una app – Melotweet – che trasforma Twitter in un “giocattolo musicale”.

Non è da meno Ferrero, che ha creato un’imperdibile applicazione per consentirvi, se mai ne sentiste il bisogno, di creare una “fiesta playlist” personale per festeggiare “50 anni di gusto”. Ma il vero punto di forza sono le pagine Facebook di Nutella e di Ferrero Rocher, rispettivamente trenta e venti milioni di Mi piace. La pagina di quest’ultimo è incentrata sugli hashtag #pensabello #piccole cose e contiene una sfilza di domande, che scandiscono i vari momenti della giornata, per non lasciare mai solo il consumatore stremato. “Buon risveglio! Lascia indietro il passato, il futuro comincia adesso 😉 ‪#buongiorno ‪#pensabello”. “La settimana sta finendo, hai già programmi per il fine settimana? Siamo curiosi 🙂 ‪#pensabello”. Coca cola invece ha una app che consente una visita virtuale all’archivio Coca Cola ma soprattutto una pagina Facebook – da 93 milioni di Mi piace – da cui lancia giochini, inviti a inviare foto con Coca Cola e baffi, micro video. Dal cibo alle macchine: Fiat ha un’altra imperdibile app che ti permette di collezionare figurine digitali sull’Ipad. Inoltre su Facebook invita i consumatori a postare la propria Fiat, che viene commentata entusiasticamente dal solito precario dall’altra parte dello schermo. Insomma, la parola d’ordine è social, ma chi trova il tempo per scaricare e usare tutte queste app e pagine ridondanti?  Visti i numeri in tantissimi: ricambiano baci, faccine e auguri tra di loro e con chi immaginano stare dietro lo schermo. Insomma, il coinvolgimento emotivo del consumatore attraverso i social funziona. E comunque oggi è d’obbligo. Sarà anche per questo, però, che il Pil italiano non cresce più?

Pubblicato su Il fatto quotidiano del 7 novembre 2015.

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