Addio classici, è l’era dei “classicini”

UnknownÈ stato protagonista anche di Expo, grazie a una scultura di legno e cartapesta realizzata dal costruttore Luca Bertozzi. E a lui, e al suo autore Carlo Collodi morto 125 anni fa, è dedicata una mostra alla Biblioteca Sormani di Milano fino al 30 dicembre, Infinito Pinocchio, con un allestimento scenografico suggestivo e tante edizioni d’epoca.

Collodi non è l’unico autore che continua ad essere celebrato nei teatri e nelle piazze. La città di Omegna ha appena celebrato i novantacinque anni dalla nascita di Gianni Rodari, con un festival dedicato interamente allo scrittore con tanto di “torta in cielo” di 400 fette, mentre il Corriere della Sera ripubblica in allegato tutte e 32 le opere per bambini.

Ma davvero Collodi e Rodari, e insieme a loro i grandi classici, resistono all’usura del tempo e all’invasione di Winx, Peppa Pig, Stilton, Masha e l’Orso? C’è ancora chi compra e legge le filastrocche surreali del Dr Seuss o gli oggetti del mondo illustrati da Richard Scarry, per non parlare delle favole dei fratelli Grimm e di Italo Calvino – un mondo popolato da magia, demoni e santi – o le Mille e una notte? E tra i ragazzi, chi ancora si avventura nella lettura di Robinson Crusoe, nell’edificante ciclo delle Piccole Donne, nel commovente I ragazzi della via Paal, nell’Isola del tesoro, nei Viaggi straordinari di Verne, in Sandokan, nell’indimenticabile Giornalino di Gian Burrasca, in Pippi Calzelunghe?

“I cosiddetti ‘classici’ continuano ad essere stampati, ma a comprarli sono soprattutto gli adulti”, spiega Gianna Vitali Denti, cofondatrice della storica Libreria dei ragazzi di Milano. “Salvo alcuni, sono diventati troppo lenti per i bambini. A mettere in mano a un bambino L’ultimo dei Mohicani si rischia l’effetto opposto. Meglio a questo punto un classico riscritto e ridotto, oppure uno Stilton. Nella lettura deve valere il principio del piacere».

Di diverso avviso il pedagogista Benedetto Vertecchi: “Gli insegnanti ormai si trovano di fronte a bambini che a 8-9 anni non sanno scrivere né leggere; una situazione drammatica rispetto alla quale, è vero, neanche i classici possono fare molto, anche perché romanzi d’avventura come L’isola del tesoro o Robinson Crusoe sono romanzi filosofici che si prestano a diverse interpretazioni. Il problema è che si è affermata una letteratura per ragazzi molto piatta, che fa grande uso dell’antropomorfizzazione degli animali priva di spessore per procurare una simpatia immediata. Meglio allora una via di mezzo”.

Ed è proprio in questa intercapedine tra classici troppo difficili e storie banali che lavora Pierdomenico Baccalario, che con i suoi “Immergenti” ormai da anni crea decine di fiabe e saghe per bambini e ragazzi. “Gli editori tengono i classici perché sono comunque un mattoncino sicuro”, dice da Lucca Games, “Le novità e le grandi saghe invece o non hanno successo oppure spopolano e diventano dei fenomeni di costume, attraverso il tam tam sui social network. Ma no, non credo invece che il fatto che non si leggano più i classici sia un dramma: è brutto che il linguaggio sia cambiato, ma è brutto anche non accorgersi che è cambiato. Poi certo, sarebbe bello che nelle case entrassero libri invece che cellulari, ma questo purtroppo non spetta a noi”.

I numeri confermano le tesi degli esperti. “Siamo l’editore di Pinocchio, e ogni anno vendiamo circa 80.0000 copie in diverse edizioni”, spiega Beatrice Fini, direttore editoriale di Giunti editore. “Anche di Gian Burrasca continuiamo a vendere circa 24.000 copie l’anno. Ma siamo anche l’editore del fenomeno del ragazzino Wonder, oltre 100.000 copie vendute, e a Lucca Games abbiamo appena presentato in anteprima mondiale Rebel di Alwyn Hamilton, che ha avuto un successo incredibile sul web”. Più bassi, ma sempre costanti nel tempo, le vendite di classici di Einaudi: “2000 copie l’anno delle favole dei Grimm, circa 500 per le Piccole donne e circa 400 di Cuore”, spiega Maria Teresa Polidoro, responsabile della linea economica dei tascabili Einaudi. Le favole di Calvino edite da Mondadori, invece, hanno venduto 50.000 copie negli ultimi due anni, 10.000 invece le copie vendute dai 4 classici del giallo per bambini presentati da giallisti contemporanei. Dalle edizioni Einaudi Ragazzi/El fanno invece sapere che nei primi venti bestseller ci sono quattro titoli di Rodari ma anche molti “classicini”, riduzioni dei grandi classici, arrivati anche a diecimila copie. E sembra proprio questa la cifra del nostro tempo. Addio classici, oggi – quando va bene – è l’ora dei “classicini”.

Pubblicato su Il fatto quotidiano del 4 novembre 2015

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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