Quando dietro l’Assoluto si cela l’ipocrisia

UnknownTutto comincia con un pacco di preservativi che Manu, adolescente che fa parte di un movimento religioso cattolico insieme ai suoi genitori, trova dentro il cassetto del padre. “O i miei scopano come ricci, ma non vogliono altri figli, dunque sono due cattolici super egoisti e super ipocriti”, ne deduce, “oppure mio padre scopa come un riccio e non vuol farlo sapere alla mamma, dunque sono una cornuta e una mega-sudicio-responsabile-del-movimento e l’ipocrita è solo lui”. Dopo quella scoperta Manu, protagonista dell’ultimo libro di Eleonora Mazzoni, Gli ipocriti – una sorta di diario intimo di una ragazzina cattolica, edito da Chiare Lettere – decide di installare alcune telecamere per controllare la vita dei suoi genitori. E la scoperta che farà è di quelle capaci di laicizzare all’istante un monaco: il padre, che lavora con successo nel mondo del cinema, si porta a letto uno stuolo di ventenni, mentre la madre passa l’intera giornata a pulire. “Sei proprio uno stronzo, babbo, ti odio, non sai quanto ti odio”, scrive Manu. “Ma come faccio a descrivere l’orrore di doverti vedere così, puttaniere, bugiardo, bastardo, finto, egoista, ridicolo, depravato?”. Comincia così per lei un viaggio di desacralizzazione del “Movimento”, che coincide in buona parte con quello di de-idealizzazione dei genitori, difensori solo a parole di un amore che “deve resistere anche allo smaronamento” e al tempo stesso predicatori di Cristo “dentro alla scuola, dentro alla politica e all’economia”.

Nel suo percorso di ricerca di sé, dentro e fuori il Movimento, Manu perderà, oltre ai genitori, – “che ridono solo fuori di casa, mai dentro” – anche la sua più cara amica e modello di vita Paola, trovata seduta sulle ginocchia del padre, mentre resisteranno altre figure, come Don Ettore (“Grande don. Dai, ammettiamolo. È proprio un figo. Come tutti i preti del movimento svetta per alte qualità di carisma e ormoni maschili”). Nel romanzo accadono poi altri avvenimenti inaspettati, legati dal filo dell’osservazione di una ragazzina che non sa chi è né ancora cosa vuole diventare. Cercare nei cassetti delle mutande non vuole, “perché si scovano un sacco di cose, però poi bisogna capire cosa te ne fai”. Il salto fuori dal Movimento però, fatto ad esempio dalla sorella Valeria, che si scopre lesbica e poi incinta, non si sente di farlo. Il suo posto, dice, è piuttosto “nell’intercapedine, dove ci sono gli indecisi, i paurosi, gli inquieti, i troppo sensibili, gli arrabbiati. Quelli che preferiscono essere nessuno”.

Ma quanto c’è di autobiografico nel libro di Eleonora Mazzoni? Molto, perché l’autrice, attrice e scrittrice (suo il romanzo di successo Le difettose), è stata nel movimento di Comunione e Liberazione per quasi dieci anni. “Mi sembrava che mancasse un romanzo che parlasse di cattolicesimo come invece fanno ebrei e mormoni. Quello che racconto, spero senza risentimento, sono delle dinamiche – soprattutto quella dentro vs fuori il movimento – che appartengono non solo a Comunione e liberazione, ma anche all’Opus Dei, ai neocatecumenali, ai Testimoni di Genova, che nel libro sono presenti soprattutto attraverso la figura del padre, ex testimone di Geova come i nonni”. “Questi movimenti hanno una forte influenza psicologica sugli adepti e in particolare sui giovanissimi in cerca di identità. Il fatto tragico che volevo descrivere è che se il gruppo ti dà la sicurezza ti toglie al tempo stesso la libertà”. Il finale è in parte inaspettato e prevede, un po’ ironicamente, una totale impotenza del padre, che non riesce più a scopare dopo l’abbandono della moglie, nonostante l’uso di Proviron, Testoviron, Andriol, Testotel, Cialis, Viagra. La protagonista invece vorrebbe tornare indietro, in una realtà dove i suoi genitori si amano e Paola resta la sua migliore amica, ma la verità è un’altra: “Perché non c’è qualcosa di puro e di intoccabile? Di sacro e di pulito? Di perfettamente buono? Di eterno? Perché Paola è difettosa, cattiva, umana? Perché mio padre continua a essere puttaniere, bugiardo, bastardo, egoista, ridicolo, depravato? Perché quelli del movimento sono uguali a tutti gli altri?”. Alla fine dovrà decidere se “restare nel recinto” o “pensare con la sua testa”. Ma forse un po’ ipocrita è anche lei. “Il titolo è azzeccato perché ‘ipocrita’ etimologicamente significa attore”, spiega ancora l’autrice, “e i cattolici che racconto in questo libro cercano tutti di recitare una morale molto severa come quella della Chiesa, ma alla fine tutti si autoingannano, perché pensano di essere ciò che poi, di fatto, non sono”.

Pubblicato sul Fatto quotidiano del 21 ottobre 2015.

 

 

 

 

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