Salvate le madri italiane dall’inserimento a scuola

UnknownQuesto è un grido di dolore: salvate le madri italiane dall’inserimento previsto dalla scuola italiana. Si comincia con l’asilo nido, dove il ragazzino di ormai almeno un anno, stufissimo di stare a casa ed euforico per la nuova esperienza di socialità, viene costretto a godersi della compagnia dei suoi compagni un’ora al giorno, poi due, poi tre, neanche dovesse adattarsi a un campo di lavoro. Nel frattempo la è costretta a prendersi un’altra settimana di ferie, a meno di non trovare un datore di lavoro che accetta di vederla comparire per poi dileguarsi in vista dell’uscita del pupo. Pupo che ovviamente alla vista della madre piange, perché deve lasciare un piccolo mondo di giochi appena assaggiato per tornare alla noia di casa.

Chi ha inventato l’inserimento deve essere un pedagogista sadico, oppure uno di quelli che sostiene alcune tendenze modaiole come l’importanza del legame simbiotico con la madre, in nome del quale si auspica la sostituzione del passeggino con una fascia che rende più vicini i due corpi (fino a sfinimento della madre), oppure l’allattamento al seno fino a quando il bambino avrà terminato la scuola dell’infanzia. Ma alle madri chi ci pensa? Le maestre si lamentano della scarsa partecipazione dei genitori, ma sulla miriade di richieste che vengono dalla scuola – merenda, materiali etc – e sulla miriade di giorni saltati per i più disparati motivi – disinfestazione, elezioni etc, uscite anticipate – nessuno si sofferma. Così ecco il genitore correre a riprendere un bambino giusto dopo la pausa caffè, per evitare che resti scioccato da più di un’ora di lontananza dalla mamma, o far fronte a orari scolastici pensati per casalinghe novecentesche. Ripensate l’inserimento, per favore. E smettete di pensare ai nostri bambini come fragili esseri di porcellana, pronti a rompersi per qualsiasi micro urto pratico ed emotivo. Per fortuna, non è così.

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