Lo zoo di Mario Giordano non è una ricetta anticrisi

UnknownNella vita del povero cittadino italiano non c’è tregua: se per caso tenta di dimenticarsi il marcio del nostro paese per un attimo, ecco che arriva Mario Giordano con il suo nuovo libro: dopo Sanguisughe, elenco dei vitalizi dorati, ora è in libreria Pescecani. Quelli che si riempiono le tasche alle spalle del paese che affonda (Mondadori). Il pescecane è più subdolo della precedente specie animale, perché può annidarsi ovunque: è il nababbo di Treviso che tiene in garage 493 auto e 70 yacht, il manager che si aumenta lo stipendio  e lascia a casa gli operai, la signora dei salotti che ha nascosto le case al fisco, i pescivendoli che girano in Ferrari, il re delle farmacie, quello che ruba sette milioni ai bambini di Haiti, il ladro di elemosine che truffa i frati del santuario. Insomma, un’umanità variopinta che si arricchisce illegalmente, al pari dei vari politici che si cuccano vitalizi e poltrone, anzi ancora più sciacalli secondo l’autore, ormai ben deciso a vincere il nobel della letteratura anticasta. Ma appunto, quanto serve la denuncia indignata dello spreco in ogni settore? È un vaccino antifetenti, spiega Giordano, serve a riconoscerli, a tenere alto il vessillo dell’onestà nel paese “senza etica e senza legge”. Può essere. Ma si ha anche l’impressione che Pescecani sia l’ennesimo titolo di una serie editoriale che sfrutta il daje all’untore, il grido contro sprechi e i lussi (spesso tenuti insieme giusto dall’indignazione di chi scrive: come il vassoio da 6800 euro al matrimonio di Carrai, cattivo gusto ai tempi della crisi, ma comunque non illegale), insomma moralismo facile per dare fuoco alle polveri, ma molto meno per dare un volto nuovo alle cose.

Pubblicato su Il fatto quotidiano 11 aprile 2015

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