Campo de’ fiori, quando esisteva ancora un’idea di laicità

UnknownSono la statua di Giordano Bruno, quella in piazza Campo dei Fiori, a Roma. Sono assai soddisfatta perché finalmente è uscita una mia “biografia” firmata dallo storico Massimo Bucciantini (Campo dei Fiori. Storia di un monumento maledetto, Einaudi). Raccontando la storia travagliata che ha portato alla mia erezione – sono stata inaugurata nel 1889 in un clima da guerra di religione, nulla a che vedere con le mie “frivole” contemporanee Tour Eiffel e Statua della libertà – l’autore sgombra il terreno da alcuni luoghi comuni, come quello secondo cui sarei un’opera della massoneria. E svela invece come sono andate le cose: l’idea di dedicarmi un monumento nasce infatti da comitati studenteschi (spinti dal rivoluzionario francese Armand Lévy), che si trovano a dover sia lottare contro resistenze clerico-moderate di ogni tipo, anche dentro il Campidoglio (volevano fare solo una lapide!), sia a racimolare i soldi attraverso una sottoscrizione internazionale. Tutto è bene quel che finisce bene? No, purtroppo, perché dal movimento a me legato sarebbe potuto nascere – spiega l’autore, che parla di “vincitori perdenti” – un movimento politico laico capace di portare avanti coraggiose battaglie riformiste (come l’abolizione dell’insegnamento religioso). Invece, niente di tutto ciò. Così, anche se sono stata salvata proprio da Mussolini – la Chiesa voleva la mia testa (di statua) insieme a quella di Garibaldi – oggi, a parte qualche sporadica manifestazione radicale sotto la mia ombra, sono soprattutto il simbolo di una sconfitta, quella della sinistra laica. Però, vista l’occasione del bel libro, vorrei chiedere al sindaco Marino: potreste almeno darmi una pulitina?

Pubblicato su Il fatto del 14 marzo 2015.

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