Sfrattati: cosa succede davvero nella terra di sotto

UnknownVolete davvero sapere se l’Italia si salverà o no? Allora mollate l’ennesimo libro di ricette per cambiare l’Italia, spegnete la tv quando appare il politico di turno (specie se ministro della Giustizia), soprattutto evitate di collegarvi a Twitter per non incappare nell’ennesimo hashtag sulla volta buona e la svolta in arrivo. Invece ritagliatevi due ore, magari ben muniti di fazzoletti, per leggere il libro di Giuseppe Marotta, Sfrattati (Corbaccio). “Entro nella vita delle persone per farle uscire di casa. Questo è il mio lavoro”, recita il sottotitolo: infatti l’autore è un ufficiale giudiziario che racconta in prima persona la sua esperienza. Così, senza ragionamenti astratti, il lettore è condotto per mano – sullo sfondo di una Milano dove fervono i roboanti lavori per l’Expo – sui pianerottoli delle case dei morosi e degli sfrattati (spesso donne incinte e bambini). E dove si svolgono, all’ombra dei media, infinite contrattazioni tra proprietari affranti e disperati, inquilini che non sanno dove andare, fabbri pronti a cambiare serrature. Eppure, nonostante il tema drammatico, il libro è brillante, non separa bene e male in maniera manichea e non manca di ironia: quella che l’autore, per sopravvivere, deve sviluppare, insieme a dosi massicce di empatia e infinita capacità di mediazione. Nulla di più del racconto dei fatti popola le pagine del volume, che finisce solo con una considerazione: dal socialista Martelli al renziano Orlando, in Italia tutto è rimasto identico (con l’aggravante della crisi): ma non ci salveremo se la giustizia non cambierà perché “la giustizia negata è spesso l’anticamera della malattia, se non della morte”.

Pubblicato su Il fatto quotidiano di sabato 7 febbraio 2015

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