Italia, terra dei talent

UnknownRete che vai, talent che trovi. Oggi nessun canale tv può essere sprovvisto di un programma che scovi nuove stelle da far brillare e giovani da lanciare, tanto che l’Italia, televisivamente parlando, è ormai diventato il paese più meritocratico del sistema stellare, dove ogni attitudine ha il suo casting e dove è raro incontrare un giovane che non sia stato “provinato” (oltre che un vip o semi vip che non faccia parte di una giuria). Ad esempio pare siano stati ben ottomila quelli che si sono sottoposti alle prove per il nuovo talent di Agon Channel, partito il 20 febbraio scorso. Si chiama Chance, è condotto da Veronica Maya e in giuria c’è l’attore di Gomorra Salvatore Esposito (da cui tutto ci si aspettava tranne che facesse il giurato di un talent), l’attrice Martina Stella e la cantante albanese, a sua volta vincitrice di un reality, Elhaida Dani. La formula è ultra classica: i concorrenti si esibiscono nelle solite categorie del canto, della recitazione e della conduzione. Ma la novità è che Agon Channel utilizza il talent per reclutare nuovi volti proprio per il canale stesso. In altre parole, in un processo di “talentizzazione” estremo, persino l’arruolamento per diventare a propria volta conduttore o magari giurato di talent diventa esso stesso un talent.

Lo stesso meccanismo accade con un altro talent, sempre di Agon Channel. Visto che il canale è in cerca di giornalisti, ecco l’idea: invece del curriculum vitae con relativo colloquio – che banalità e soprattutto che scarso sfruttamento delle risorse umane – si chiede ai reporter in erba di inviare un loro videoreportage, e di diventare concorrenti di Americano, il primo talent dedicato al mondo del giornalismo. Anche qui, come si legge sul sito, “c’è aria di sfida”. Il contrattino in redazione – vinto da uno dei dieci –  te lo devi guadagnare  proponendo i servizi a una “severa e attenta giuria”, composta da  Tommaso Mattei, Giancarlo Padovan e Giorgia Orlandi (ma un po’ come accadeva in Masterpiece, il talent per scrittori di Rai Tre, il programma è un po’ noioso, i tre si impelagano in discussioni sul candidato che a sua volta racconta troppo di se stesso e delle sue aspirazioni, non potendo esibirsi sul palco in una canzone o in una scenetta comica).  Oltre ad inventare il “talent per il talent” Agon Channel vince anche la palma della produzione di un talent per uno dei pochi mestieri ai quali uno credeva – ingenuamente –  di poter accedere senza alcuna particolare capacità: la guardia del corpo. Si chiama My bodyguard e va in onda da qualche settimana con la conduzione di Maddalena Corvaglia e una giuria composta da Lory Del Santo (giudice del fascino e dell’eleganza), e Jill Cooper (giudice della prestanza atletica). Anche qui la formula non cambia: dodici concorrenti si sfidano attraverso una serie di prove – coraggio, cultura generale, resistenza fisica e mentale, tecniche di difesa ma anche, appunto, seduzione, appeal ed eleganza – supportati da un team di trainer professionisti che li segue e li addestra nella varie discipline. L’obiettivo? Conquistare la posizione di bodyguard di un personaggio famoso. O, forse, quella di bodyguard di qualche conduttore, o direttore, di Agon Channel.

 

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