Dov’è finito il pallone a Quelli che il calcio?

UnknownPuò un programma riuscire ad avere una durata televisiva superiore persino a quella di Berlusconi come protagonista della scena pubblica? L’intuito e il buon senso farebbero rispondere immediatamente di no. Invece la trasmissione tv di Rai due Quelli che il calcio sembra sfidare l’impossibile, e il risultato è che il programma appare sempre di più una pallida copia delle precedenti, sempre meno vivide, copie. Partito nel settembre 1993 con Fabio Fazio nella sua versione migliore, il varietà calcistico-comico – che aveva inizialmente trovato una sua formula brillante – ha continuato a inseguire se stesso, senza riuscirvi (anche a causa, certo, dell’altalena dei diritti tv con conseguente perdita delle immagini del campionato). L’era della decadenza, nonostante la squadra di comici come Gene Gnocchi, Maurizio Crozza e Dario Vergassola, era iniziata con l’isolaventurizzazione del programma dovuta alla conduzione di Simona Ventura, presto migrata verso altri lidi.   Il passaggio nelle mani di Victoria Cabello aveva, sì, de-trashizzato Quelli che il calcio, alzandolo di qualità anche grazie alle parodie di Virginia Raffaele (impossibile non ricordarla nei panni di Belen Rodriguez, Nicole Minetti e Francesca Pascale) ma l’esperienza, forse, poteva dirsi conclusa.

Invece continua anche quest’anno, sempre con Nicola Savino, che da settembre tenta di riempire tre ore di trasmissione – non poche, va detto – senza riuscire mai a riportare in auge l’amalgama perfetto degli anni Novanta tra analisi calcistica e sketch comici. Il calcio diventa anzi una vaga presenza imbarazzante, che fa da sfondo senza che se ne capisca bene il senso – “Situazione difficile per il Cagliari”, “gravi i fatti di Parma” – e anche il collegamento con i vari ospiti che seguono le diverse squadre è ridotto al minimo e non se ne capisce la ragione: nulla a che vedere con la divertente e azzeccata idea di un racconto in soggettiva dallo stadio, di volta in volta diverso, delle partite, che sottraendolo alla monotonia insopportabile della semplice telecronaca riusciva a coinvolgere persino i profani (e gli avversi!) del calcio. Insomma vedere un’intera puntata diventa arduo, e si prova quasi pena per il conduttore che, teso e impacciato, ride forzatamente alle varie apparizioni. D’altronde, tutto si regge unicamente sulle performance dei comici: alcune brillanti (come Lucia Ocone che nell’ultima puntata imitava Federica Sciarelli), altre assai meno, come il mago Alessandro Politi e le sue mentalizzazioni. Allora come si riempie il resto? Nell’ultima puntata, ad esempio, con qualche residuo sanremese, con un doppio, superfluo, collegamento con i conduttori dello show in partenza Made in Sud, con un servizio sui voli dei droni, un servizio sulle spa per cani, un’interminabile intervista a Iva Zanicchi, Barbara Bouchet e Corinne Clery, con le domande al cane Rex in studio, infine con l’infinito gioco musicale “La senti questa voce” con Iva Zanicchi. Ma così il programma, nonostante le gag, diventa sempre più simile a un clone dei vari varietà del pomeriggio Rai-Mediaset, e i dubbi diventano sempre più impellenti: ma che c’azzecca il calcio a Quelli che il calcio?

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