Tutti a caccia delle ossa di Cervantes

UnknownFeticismo delle reliquie, ossessione per lo show business ma, anche, esaltazione di un’efficienza “detectivesca” fine a se stessa. Scrittori e accademici spagnoli bollano senza mezzi termini l’operazione che da qualche mese tiene con il fiato sospeso la Spagna: la ricerca e l’identificazione delle ossa di Miguel de Cervantes. L’obiettivo è quello di ritrovare la tomba dello scrittore, e padre della lingua spagnola, per aprirla al pubblico in occasione dei quattrocento anni dalla morte, il 23 aprile del 2016, e farne una grande attrazione turistica, come la tomba di William Shakespeare a Stratford-Upon-Avon, in Inghilterra. Ma c’è anche l’intento di avere almeno i resti di un illustre personaggio del ‘secolo d’oro’ spagnolo, visto che anche di Diego Velasquez, Calderon de la Barca e Lope de Vega non è mai stata ritrovata alcuna traccia.

Nella Spagna della crisi economica, in effetti, le forze messe in campo per la missione, a cui partecipano il Municipio di Madrid e l’Accademia reale spagnola, sono imponenti: al lavoro c’è un’equipe composta da una trentina di persone, tra scavatori, investigatori, antropologi, medici forensi, ricercatori, storici, geofisici e archeologi che da nove mesi conducono l’indagine sui resti di Miguel de Cervantes nella cripta della Chiesa delle Trinitarie scalze a Madrid. La ricerca è stata segnata fin dall’inizio da grandi difficoltà, a causa delle ristrutturazioni, saccheggi e guerre avvenute nei secoli. Ma proprio di recente il piccolo plotone che sta lavorando alacremente al ritrovamento ha fatto un’emozionante scoperta: grazie al georadar  e alla microcamera, che hanno consentito rispettivamente di realizzare una mappa geofisica, termografica e a infrarossi dell’antica cripta della chiesa e un’ispezione delle cavità risultanti dalla mappa destinate alle sepolture, è stato possibile estrarre, dopo l’abbattimento di uno dei muri perimetrali della cripta, una serie di casse di legno: una di queste era segnata con le iniziali M.C. Troppo presto, però, per cantare vittoria, visto che i resti sono in pessime condizioni, e anzi sembrano essere mischiati, oltre a sabbia e detriti, anche a quelli di altri corpi. I ricercatori, tuttavia, hanno alcuni indizi. Si cercano le ossa di un uomo di 69 anni, con soli sei denti, la mano sinistra atrofizzata, resti di piombo da archibugio nello sterno (e magari i segni dell’artrosi che deformò la sua colonna vertebrale in maniera definitiva). Cervantes perse infatti la mano sinistra durante la battaglia di Lepanto contro i turchi, cui partecipò con ardore, mentre la notizie della sua cattiva dentatura si ritrova direttamente nel prologo delle sue Novelle esemplari. I resti potrebbero poi contenere tracce di un saio con cui il cadavere dello scrittore, secondo una cronaca dell’epoca, fu avvolto, insieme a una croce di legno.

Ma scrittori e intellettuali spagnoli, appunto – come riporta il quotidiano El Pais – criticano l’intera operazione. “Sembra la ricerca del Santo Graal fatta dal Terzo Reich” attacca lo scrittore Andrés Trapiello, che sostiene, anche, che il suo paese non merita le ossa di Cervantes: “Non vorrei che questo spettacolo sui resti”, aggiunge, “serva a lavare l’immagine di un paese che non ha avuto cura dei suoi geni come si meritavano, visto che il padre di Don Chisciotte morì povero e disdegnato dai suoi colleghi”. “Potremmo ricostruire l’intero cadavere e imbalsamarlo a Piazza di Spagna (a Madrid) come Lenin nella Piazza Rossa, in modo che tutti possano sfilare per vederlo”, ironizza un altro scrittore, Antonio Orejudo. “Io mi sento fuori da queste ricostruzioni feticiste, l’omaggio che si fa a uno scrittore passa per altre vie: spiegare la sua opera, aggiornarla, insegnarla ai bambini, altrimenti tutto finisce nella ‘ricostruzione del dinosauro’, per quanto fenomenale in questo caso”. Anche buona parte degli accademici si è schierata contro, partendo dalla convinzione che  l’immortalità di uno scrittore sia soprattutto nelle opere: “Onorare uno scrittore è leggerlo, meglio riflettere su San Paolo che venerare le sue ossa”, dice la prof. Rosa Navarro Durán. “E poi tutta questa esperienza scientifica sembra finalizzata a sfoggiare la nostra identità di detective, ma a nessuno importa davvero che nasca un entusiasmo collettivo associato a un fatto culturale. Comunque, se almeno uno di quelli che visiterà la sua tomba, spero discreta e senza orpelli, leggesse la sua opera sarebbe già un risultato”. Ancora più duro il professore ed esperto di Cervantes Francisco Rico: “Il cadavere è l’escremento di una vita, i libri sono invece frutti e fiori che si mantengono sempre freschi”. Eppure tra la gente comune, che prende la parola sul web a commento degli interventi degli scrittori, non tutti sono d’accordo. “Smettiamola di essere ipocriti, l’essere umano seppellisce i suoi morti e venera le sue tombe da quando ha l’uso della ragione. Il minimo che dobbiamo a questo scrittore è creare un luogo dove la gente possa deporre una rosa o semplicemente fermarsi a contemplare”, scrive un commentatore. E un altro aggiunge: “ Mi chiedo se tutti questi snob che criticano il tentativo di dare dignità ai resti di un genio abbiano perso il giudizio. Io vorrei solo portare a lui, o ciò che ne resta, un ramo di fiori: è così difficile da capire?”.

Pubblicato su Il fatto quotidiano di mercoledì 18 febbraio 2015.

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