Riccardo Mannelli, la celebrazione dei corpi

2012-riccardo-mannelli-galleria-gagliardiUn corpo femminile adulto, nudo, tatuato, con le vene del seno e delle mani in vista, il colore della pelle non uniforme, lo sguardo dritto verso chi guarda: si chiama Sono una donna ammazzami ed è uno dei quadri dell’artista Riccardo Mannelli esposti alla mostra Incantazioni /Anatomie dello spirito,che si inaugura oggi, alle 18, presso la galleria d’arte “Philobiblon” a Roma (fino al 20 marzo). La particolarità assoluta dell’esposizione, a cura di Luca Arnaudo  e Matteo Ghirighini, sta nell’accostamento tra le opere di Mannelli, tra l’altro vignettista del Fatto quotidiano, e l’illustratore e artista franco-belga del XIX secolo Félicien Rops. Cosa abbiano in comune le traiettorie esistenziali di Rops e Mannelli lo spiega Luca Arnaudo, che ha curato il catalogo: l’essere “selvatici, inclassificabili”, “irredimibili indipendenti”, fuori da un’arte costituita fatta da “circuiti curatoriali-spettacolari ben stabiliti”. Artisti che espongono mantenendo “un’andatura diagonale, sghemba”, segnata forse dal “disagio di trovarsi troppo alla luce esposti”.

L’altro aspetto che accomuna Rops e Mannelli, le cui opere “sono state di regola classificate tra il blasfemo e il pornografico”, è la celebrazione dei corpi: nella loro “spaventata violenza dissimulata dietro le maschere rassicuranti dei volti”, secondo lo stesso Mannelli; ma anche – all’insegna della tesi naturalia non sunt turpia – nella loro nudità perturbante e insieme profondamente emozionante, che contrasta con la sensibilità attuale orientata  “a un’incorporeità vaga, fondamentalmente insicura, esemplificata dalla dematerializzazione propria di mondi virtuali sempre più ingombranti”. Non c’è traccia poi, in Mannelli, del “disagio del principio mascolino insidiato dal femminismo montante”: quando la figura femminile appare “anonima comparsa tra le rovine del mondo” lo è sempre sullo stesso piano della figura maschile; e quando è in primo piano si “afferma piuttosto come positiva portatrice di un principio genuinamente vitale”. “Che le donne siano molto più avanti non è un luogo comune”, spiega Mannelli. “Tra l’altro il prossimo ciclo si chiamerà proprio Sono una donna, ammazzami. In generale, sono stato felice quando mi hanno proposto di essere esposto insieme a Rops, da sempre per me un riferimento. Un percorso artistico, il suo, non comune: pittore, incisore, autore di satira sul campo. Così dovrebbe essere l’arte: senza etichette, fuori da un mondo culturale che è solo speculazione, e soprattutto capace di provocare sentimenti anche violenti”.

Pubblicato su Il fatto quotidiano il 20 febbraio 2015.

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