Talk cattolico e eucarestia in diretta: e le altre religioni?

UnknownLa graziosa conduttrice interrompe il prete che sta spiegando il concetto di “salute integrale della persona” per annunciare l’inizio dell’Angelus papale. Ed ecco Francesco affacciarsi alla finestra e parlare, in occasione della Giornata Mondiale del Malato,  delle guarigioni attraverso cui Gesù mostrava che il regno di Dio è vicino; della predilezione, sempre del Figlio di Dio, per i feriti nel corpo e dello spirito, dell’assistenza agli infermi come parte fondamentale della missione della Chiesa perché “accogliere un malato è servire Cristo”, infine dell’invito a curare le sofferenze come fa la Chiesa, cioè con umanità e con la tenerezza di una madre. Un messaggio potente valido solo per chi crede? No, perché quello del papa è rivolto al mondo intero, ma a partire da una provenienza ben chiara e incancellabile: il cattolicesimo. Diventa problematico, allora, tradurlo in un messaggio sociale valido per tutti, quasi fosse un buon senso etico che nessuno può evitare di condividere e mandarlo in onda sul servizio pubblico. È quello che invece fa da noi una specie televisiva impossibile altrove, quella del talk show social-cattolico, come a A sua immagine, condotto da Lorena Bianchetti il sabato pomeriggio e la domenica mattina.

Qui le parole del papa vengono, appunto, laicizzate, nel senso che sono date come ovvie per tutti, cattolici e non. Aiuta nell’operazione sia un certo annacquamento dei concetti, come quando il co-conduttore Paolo Balduzzi riassume una riflessione sulla paternità del papa – in cui Francesco parla, con parole pesanti, dell’importanza di “proteggere senza soffocare” – con il rassicurante slogan “quanto è bello essere papà”.  Sia la sociologizzazione dei contenuti evangelici, di cui si può discutere allora come se fossimo a Mi manda RaiTre. Il papa parla della sapienza del cuore? Ecco il servizio sull’assistenza cardiologica per i non abbienti. Il papa dice che la qualità della vita è una menzogna e che non c’è vita, anche se gravemente malata, non degna di essere vissuta? Ecco l’esperto che chiarisce che in realtà dal punto di vista sanitario proteggere i deboli è alla fine un vantaggio economico, mentre la conduttrice spiega che ci vuole una rivoluzione culturale e che bisogna smettere di promuovere modelli alla “wonder women e big jim”. Ma il problema, appunto, è far passare contenuti cattolici come universali, in un contesto che dovrebbe essere plurale e laico. Così, in una confusione completa, e liquidando secoli di umanesimo in una battuta, la Bianchetti sostiene che tra l’uomo vitruviano di Leonardo e il crocifisso “è chiaro che l’essere umano si identifica di più con il crocifisso perché nessuno di noi è perfetto”. Insomma: neanche la potenza di Francesco cancella l’anomalia di un servizio pubblico che la domenica manda in onda – pur tentando di introdurla con un mini-documentario sulle tradizioni pastorali e agresti del luogo del modenese dove si celebra la messa – l’intera Eucarestia della domenica. Come se fosse ovvio, normale, scontato. Non ci resta che sperare che un cattolico democratico al Colle ricordi alla Rai che anche l’ordinamento italiano si fonda – incredibile, vero? – sulla separazione tra Stato e Chiesa.

 

Pubblicato sul Fatto di martedì 9 febbraio 2015.

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