La babele delle gastrosofie

UnknownL’ultima battaglia morale riguarderà il carboidrato. Il prossimo 10 febbraio, infatti, arriva in Italia, con tanto di pagnotta barrata da una x rossa in copertina, La dieta intelligente. Perché grano, carboidrati e zuccheri minacciano il nostro cervello (Mondadori). L’autore, il neurologo David Perlmutter, non usa mezzi termini (tanto che già l’indice, con capitoli come “Il glutine toglie serenità ai vostri figli”, è una vera e propria dichiarazione di guerra): tutti i carboidrati causano demenza, iperattività, epilessia, depressione, calo della libido. Se le tesi dello scienziato americano vi allarmano, vi basterà aspettare il 12 febbraio, quando nelle librerie uscirà, per Corbaccio, W i carboidrati: oltra la Dukan, la dieta che ha conquistato l’Europa, delle nutrizioniste Terica Uriol e Ana Marìa Pascual: qui ad essere messi sotto accusa sono, al contrario,  le diete iperproteiche, che provocherebbero malattie cardiovascolari, renali, del fegato, stipsi, alitosi, atonia, muscolare.


Qualunque tesi (e relativa patologia) scegliate, però, non avrete vita facile. Se decidete di privilegiare latticini e carne – magari perdendo peso con Dimagrire con la Low Carb. Come perdere peso senza carboidrati – potreste presto imbattervi in Latte no grazie!, dell’esperto di medicina naturale Lorenzo Acerra, secondo cui i peccatori consumatori di latte vanno incontro ai castighi del diabete, e poi ad allergie, otiti, tonsilliti, coliche, sinusiti, orticarie, osteoporosi. Ma soprattutto incontrerete il plotone sempre più nutrito di saggi vegani: solo negli ultimi mesi sono usciti titoli come Buono sano VeganoMuscoli verdiFelicità vegetarianaFigli vegetarianiLa vita inizia da vegano: in 3 mesi risolti i problemi di oltre 30 anniPeace food: i benefici fisici e spirituali dell’alimentazione vegana, più decine di libri di ricette vegane per adulti, bambini e anche Ricette vegane per cani. Nel caso, invece, decideste di tagliare le proteine animali (magari usando l’opposto manualetto Dimagrisci con i carboidrati. Stop ai sensi di colpa con la dieta Carb Lover’s), potreste presto avere a che fare con The Vegetarian Myth: un famoso manifesto politico in cui la femminista radicale e ambientalista Lierre Keith, vegana per vent’anni, racconta i disastri di una dieta vegana per l’ecosistema.

Insomma: ormai lo scontro tra male e bene, con tutto il suo correlato di discussioni ideologiche e bibbie gastronomiche, ha preso la forma di conflitto alimentare; proprio come le nostre ossessioni – che ormai riguardano ogni tipo di vivanda, messo a turno sotto accusa senza possibilità di scampo – hanno ormai soprattutto la forma di gastro-ossessioni, alimentate dallo studio scientifico di turno. È l’altra faccia, secondo Gianfranco Marrone, autore di un saggio divertente e acuto, Gastromania (Bompiani) del fatto che il cibo, e la sua preparazione, è rimasta l’ultima utopia, l’unico orizzonte di senso al quale ci aggrappiamo. Notando come la cibo-frenesia sia spesso inversamente proporzionale alla convivialità, il semiologo ironizza sulla carica dei foodiesgame show culinari, food blogger, ricettari, app geolocalizzatrici di ristoranti; sulla moda degli orti biologici (addio “ranuncoli selvatici e lillà romanticissimi”), l’ideologia del chilometro zero con tutti i suoi rischi di provincialismo e neoetnicismo, ma anche sulla retorica dei nuovi supereroi del nostro tempo (“gli chef accigliati e creativi”). E sulla mistica “del piatto perfetto” e “dell’assaggino”. “Il cibo”, scrive,  “va insomma funzionalizzato, guai a goderselo. A dispetto d’ogni gastromania, la tradizione cattolica, ancorché globalizzata, è dura a morire”. Passata di moda la diade che associa il cibo all’eros, resta comunque per Marrone – sia pure all’interno di un orizzonte di attenzione abnorme alle regole alimentari, con tutti i rituali relativi, e dove una moda dietetica subentra a un’altra – il valore-speranza della crostata di Nonna Papera, dei “dolcetti mielosi ingoiati a occhi chiusi, come a vagheggiare gli affetti familiari più profondi”. Ma che ci sia nuovo linguaggio etico, sia pure sotto parvenze gastronomiche non è un male né un bene: è un fatto. Con tutti i rischi relativi –  provare a pubblicare un post antivegano sul web per credere – del fondamentalismo e dell’integralismo. Urgente, dunque, imparare ad argomentare, oltre che con passione, anche con ragionevolezza. Come fa, ad esempio, Fabrizio Baroni, fisico vegetariano e appassionato di cucina toscana. Che senza lanciare anatemi, o ipotizzare apocalissi, ha scritto prima Le ricette vegetariane della mi’nonna e poi Il maiale? Meglio le maiale!. Con tanto di sottotitolo genuino (e papale papale): 94 ricette vegane tratte dalla tradizione toscana casalinga per nutrirsi senza cadaveri sullo stomaco e delitti sulla coscienza.

Pubblicato su Il fatto quotidiano di mercoledì 4 febbraio 2015.

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