Ti senti offeso? Forse è colpa tua

UnknownRestare offesi e feriti di fronte a un’azione negativa o a una critica nei nostri confronti? Non è una reazione inevitabile, anzi. Provare sentimenti di umiliazione, rancore, indignazione, collera e disperazione davanti a un’offesa non è affatto scontato né automatico, al contrario deriva da una decisione che spetta solo a noi. Lo sostiene, nell’utile e illuminante saggio Pronto soccorso per l’anima offesa (Urra editore), la psicoterapeuta tedesca Bärbel Wardetzki, secondo cui “la scelta tra offendersi e trovare una soluzione costruttiva” dipende solo da noi. E non si tratta di una scelta immune da conseguenze, perché la soddisfazione “di annientare l’avversario, di vederlo al tappeto o di mortificarlo almeno quanto lui ha mortificato noi non risolve il problema di fondo né guarisce le ferite”; né ci libera “dallo shock, dal senso di impotenza, dal dolore del disprezzo, dell’umiliazione e della svalorizzazione di cui siamo stati vittime”. Il fatto che tocchi a noi letteralmente “decidere” se sentirci offesi o meno, spiega Wardetzki, è una buona notizia: se da un lato ci costringe infatti ad assumerci la responsabilità dei nostri sentimenti, per questo sarebbe più corretto, nota la psicoterapeuta, dire “mi sento offeso da ciò che hai fatto”, dall’altro significa che “non siamo alla mercé delle umiliazioni”, che possiamo o meno “accettare o respingere l’attacco”. E, quindi, vivere in pace, senza rabbia né desiderio di vendetta.

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