I gay sono depressi, la morale secondo Adinolfi

UnknownFresco di lancio del quotidiano “La Croce” – strano embrione nato per sbaglio all’epoca di papa Francesco -, fresco di partecipazione alla trasmissione La Zanzara (dove ha fatto l’elogio della donna “messa sotto” e spiegato che “in Africa muoiono non perché non usano il condom, ma perché non c’è una sessualità responsabile”), Mario Adinolfi è il personaggio del momento. Ex deputato del Pd, ex vicedirettore di Red, colui che sarebbe il Ferrara di Renzi se non ci fosse già Ferrara) è anche autore di Voglio la mamma (edizioni You Print, disponibile anche nella nuova edizione Voglio la mamma 2015). Il libro è permeato da una strana contraddizione: si argomenta la centralità assoluto-metafisica della madre, unico rapporto insostituibile ed eterno, mentre nel frattempo ci si scaglia contro l’idea di omogenitorialità sostenendo che l’unica famiglia vera è quella fatta da una madre e un padre. Adinolfi cerca poi di spiegare perché attaccare aborto, eutanasia e utero in affitto, e sostenere l’insensatezza dei matrimoni gay e la bellezza della legge 40, sarebbe una cosa di sinistra. Tesi persino accattivante, se non si tentasse di avvalorarla attraverso ragionamenti bizzarri – non ha introdurre il matrimonio omosessuale perché “le durate dei legami gay sono labili” – o con studi scientifici grotteschi: come quelli secondo cui i gay sarebbero “enormemente più esposti al rischio di crisi depressive, uso di psicofarmaci e altre sostanze, tentativi di suicidio”. Forse, tra la morale che cerca appiglio nella scienza, e la morale fondata solo sulla morale, meglio la seconda. Più di buon senso, insomma, fare come la sua guru Costanza Miriano: sono cattolica, prego, non abortisco, faccio tanti figli, sono sottomessa e sono felice. Punto e basta.

Pubblicato sul Fatto di Sabato 24 gennaio 2015

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