Paolo Sottocorona for president

UnknownGli bastano trecento secondi per le lenire gli spiriti angosciati dai mutamenti violenti, rassicurare gli animi infreddoliti, calmare i cuori confusi da turbamenti non solo climatici. Sguardo mite e sorridente, rassicuranti capelli brizzolati, occhiali dalla montatura appena visibile, Paolo Sottocorona è l’uomo che, due volte al giorno su La Sette – cinque minuti prima di Omnibus e cinque prima del Tg della sera –, cura le previsioni meteo, permeando le nostre case con un’atmosfera leggiadra e celestiale. Altro che bombe d’acqua, tempeste e cicloni, altro che linguaggio meteorologico allarmante e annichilente. Lui non si sognerebbe neanche di dire che è in arrivo un brusco calo delle temperature. Con tutto il tatto possibile e con sapienti perifrasi, scongiura lo scatenamento di un immaginario impaurito e intirizzito   spiegando che  “la fase di aumento della temperatura è terminata” e se ci sarà una diminuzione dei valori vuol dire che “si tornerà nella media di stagione”.

 

Quando parla “aria fredda”, si premura di premettere “normalmente fredda, poiché viene dall’Atlantico”, quando accenna all’aria instabile frappone sempre un confortante avverbio (“debolmente instabile”), restituendo a chi guarda il prezioso, e ormai in via di estinzione, concetto di normalità. Pur senza mai rasentare il democristianesimo meteorologico, utilizza i superlativi assoluti sempre con una rinfrancante negazione davanti (“Maltempo marcato ma non marcatissimo”, “pressione bassa ma non bassissima”), e quando deve annunciare cattivo tempo in arrivo concede tutto il tempo necessario per abituarsi al cambiamento (“Poi arriverà quella fredda, ma non sarà né domani  è sabato”, “Sabato ci sarà un inizio dell’evoluzione”, “Col maltempo dovremo fare i conti, ma non ora”). Umile e dotato di un senso del limite – “Vi ricordo per correttezza che sono valori previsti”, “I dati tecnici non vi azzardo a darveli, ma se mi scrivete ve li mando” – mostra le foto inviate dagli spettatori illustrandole con parole d’altri tempi (“Chiudiamo con una foto un pochino crepuscolare”). E se si dimentica qualcosa, come il nome dell’autore dell’immagine mandata in onda la sera precedente, si scusa con grazia – “vi faccio rivedere per dovere di ammenda la foto” – senza minimamente alterarsi per i ritardi della regia. Utilizza con maestria grafici e mappe volutamente non astrusi (“Vi mostro le carte della Marina americana perché hanno una grafica molto comprensibile) e    ogni tanto porta in studio foto di astri, soffermandosi sul dettaglio romantico, come la cometa Love Joy, così che lo sguardo possa alzarsi per un po’ oltre le nostre miserie terrene. Infine, quando il tempo sta per finire, annuncia – strano caso di antinarcisista uomo tv – la sua imminente dipartita  (“Me ne vado tra trenta secondi”), per poi salutare con una frase di classe che mette addosso l’immediata nostalgia di rivederlo presto (“Se volete, ci vediamo domattina alle dieci”), anche per riconquistare la calma presto persa con il tg di Mentana.  Altro che Veltroni o Finocchiaro: Paolo Sottocorona for president. Lui sì che è davvero bipartisan, lui sì che saprebbe gestire le turbolente masse partitiche senza istinti sovrani. Con quel perfetto cognome, poi.

Pubblicato su Il fatto quotidiano venerdì 16 gennaio

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