Il maschio è inutile (o forse no)

UnknownSono il maschio della rana pescatrice e chiedo la vostra compassione. Già, perché quando trovo una possibile compagna, e cerco di morderla, lei – come in un film dell’orrore – mi ingloba, liquefacendo i miei organi interni. Di me e di altri poveri maschi animali, come quelli dei microscopici rotiferi che vivono delle secrezioni delle femmine o dei ragni banana talvolta mangiati dalle donne-ragno, parla il libro di Telmo Pievani e del Federico Taddia, Il maschio è inutile (Rizzoli). Nel libro il nostro mondo animale è preso ad esempio di ciò che potrebbe accadere nel vostro: femmine che scelgono l’omosessualità permanente dopo aver fatto covare le uova agli uomini (come le albatros delle Hawaii), che cambiano continuamente sesso – come la chiocciola crepidula fornicata – che, soprattutto, si autofecondano o si clonano spassionatamente.

Il tutto mentre i maschi disperati tentano qualsiasi cosa, canti, danze, piume, per cercare un po’ di sesso insieme. In realtà i due autori invitano i maschi a fare della loro secondarietà un punto di forza, e infatti il libro è punteggiato di storie di uomini che hanno fatto silenziose scelte poetiche e solo in apparenza futili: come Mario, che ogni anno accende un presepe di quindicimila luci alle Cinque Terre, o Roberto, risponde ai messaggi nelle migliaia di bottiglie che arrivano in spiaggia. Una tesi interessante (se non fosse che gli autori invitano a farmi al forno per esorcizzare la possibile scomparsa del cromosoma y). Ma temo che il maschio umano, specie italiano, difficilmente si rassegnerà a cambiare verso. Continuando ad andare, appunto, contro natura, magari in nome della natura.

Pubblicato su Il fatto quotidiano, Sabato 6 dicembre 2014

Rispondi