E il twittar m’è dolce in questo mare

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Autori che scrivono poesie direttamente su Facebook, concorsi di poesia su Twitter, esperimenti di microscrittura sul web, account e blog di poeti scomparsi aperti da appassionati che mietono migliaia di followers. Altro che scomparsa: la poesia, agile e breve con natura, rinasce con i social media. Un matrimonio perfetto, secondo linguisti e critici letterari, che ormai vedono in Twitter un laboratorio linguistico dove fare sperimentazioni verbali guidate. Come il concorso-maratona lanciato lo scorso anno, in occasione del settimo centenario dalla nascita di Boccaccio, dal linguista Massimo Arcangeli – direttore dell’Osservatorio della Lingua Italiana di Zanichelli e consulente della società Dante Alighieri – insieme con Valeria Noli: 140 caratteri esatti, cioè un twoosh, per riassumere una novella. “Sono arrivati migliaia di tweet”, racconta, “alcuni assolutamente geniali. C’è un’enorme creatività che va solo alimentata”. O, anche, il concorso poetico che si è svolto l’anno scorso, nell’ambito del Futura Festival di Civitanova Marche, per raccontare Leopardi. Il titolo? “M’è dolce il cinguettar”: un tweet per parlare delle Operette o dello Zibaldone, e creare una sorta di “leopardeide moderna”.

Una delle promotrici del Festival è stata Francesca Chiusaroli, docente di Linguistica all’Università di Macerata e inventrice dell’hashtag, collegato all’omonimo blog, #scritturebrevi, dove cura piccoli esperimenti di scrittura poetica. Tra i vari lavori, alcuni dei quali legati ad anniversari di poeti – come l’hashtag #emilyinme, dedicato a Emily Dickinson, che “è entrato subito nei trend topic” – c’è stato quello sugli incipit poetici -#incipitEPoi – che i follower dovevano continuare. “Centinaia sono stati i tweet, ciascuno con registri diversi, nati dal verso Se tu venissi in autunno (“Ti riconoscerei nella nebbia”. “Non m’importerebbe d’essere foglia al vento”)”, spiega Chiusaroli. Lo stesso è accaduto dopo l’invito a completare la frase C’era una volta un re, “che ha generato microtesti con diversi registri” (“C’era una volta un re, che amava un altro Re. E alla fine, uniti in matrimonio, vissero felici e contenti”).

L’altro fenomeno della rete sono gli account dei grandi poeti scomparsi, dietro i quali ci sono personaggi inaspettati. Come Alessandro Piana, 25 anni, ingegnere gestionale che ha inventato l’account @il_leopardi “per diffondere un po’ di pessimismo nel mondo”. Uno dei tweet che gli ha fruttato più followers, racconta, è stato quello “dopo la semifinale degli Europei di calcio tra Italia e Germania – Merkel rimembri ancor quel tempo/quando invidia splendea negli occhi tuoi schivi/allorché dell’Italia l’eliminazione ambivi”.  Andrea Salvatori, invece, ha 24 anni, è laureato in Logopedia e ha creato l’account Ugo Foscolo, seguito da “professori, politici, studenti in cerca di consigli per compiti e verifiche”. “Cerco di portare un po’ di Foscolo nella giornata delle persone: Ugo dovrebbe essere un piacevole ‘break’ aulico disponibile sul proprio telefono”. E poi c’è il seguitissimo account @Dantesommopoeta, che è anche un blog con ironiche categorie (come “Contrappasso 2.0” o “Vita Nòta”), curato da una donna e manager d’azienda, che si definisce “una dilettante che ama la modernità di Dante al punto da inventarsi una versione 2.0” e usa Dante raccontare le passioni (“Amor che nullo amato amar perdona/mi prese di colei un piacere sì forte #Nutella”), la politica (Tanto gentile e tanto onesto pare/il buon Matteo, quand’egli altrui saluta/la sua lingua non sa restare muta), oppure annunciare i #ProgrammiXNatale (“Mi toccherà portare la Beatrice al ristorante Da Ugolino”).

E mentre si moltiplicano i concorsi nazionali ufficiali di poesia su Twitter – il primo è stato promosso dalla biblioteca Renato Fucini di Empoli – anche gli stessi autori e poeti cominciano a usare i social per diffondere i propri versi. “Secondo me Leopardi sarebbe stato contento di stare su Facebook: oggi è meglio fare come il contadino che vende i prodotti a chilometro zero, andando direttamente in rete”, spiega il poeta Franco Arminio, che oggi pubblica i suoi versi direttamente sulla sua bacheca ricevendo in cambio olio, vino, pane e cioccolato. “Bisogna far uscire la poesia dalle biblioteche e dai luoghi istituzionali”, spiega Alessia Fava. Poetessa e giornalista – il suo ultimo libro è Cantami cose di terra – ha appena lanciato un progetto di poesia tramite Twitter (@poetssay), “per promuovere i libri di poesia delle piccole case editrici che spesso rimangono tra gli scaffali”.

Ma la poesia-mania contagia anche i giornali. Ad esempio il New York Times, dal primo dicembre ha  lanciato una nuova rubrica: le notizie in versione poetica. L’iniziativa è stata rilanciata da Loredana Lipperini dal suo blog, che ha proposto di commentare i fatti della mafia romana con una poesia di Franco Fortini. Ma lo hanno fatto subito in tanti, tra cui Valeria Noli, che sui fatti di Roma ha scritto dei versi – “la Boldrini grida sdegno/ Alemanno si sospende/ e il sindaco di legno grida appeso alle sue tende/un monologo che è un dramma  –   pubblicati proprio sul blog dantesco Ilsommopoeta. E archiviati, però, nella categoria sbagliata: “Fatti di cronaca – Purgatorio” invece che “Politica (Inferno)”.

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