Uteri in fuga/1: fare un figlio in Canada

 

Unknown“Imbarazzo nel dire che ero incinta? Ma figuriamoci: in ufficio in questo momento c’è una sfilata di pance incredibili. Qui è un fatto normale, direi quasi banale”. È domenica mattina, Emanuela si è appena alzata insieme a suo figlio Mattia e al suo compagno e ha un po’ di tempo per parlare della sua decisione: fare un figlio a Montréal, in Quebec, a seimilacinquecento chilometri dalla sua città di origine. “In realtà io non ero disoccupata, anzi a Roma avevo un contratto a tempo indeterminato e un lavoro che mi piaceva molto, anche se non pagato moltissimo, facevo la sottotitolatrice, sono laureata in lingue, mentre il mio compagno lavorava come deejay.  Avevamo una casa in affitto e una vita regolare”. A un certo punto, però, nella vita di Emanuela, che oggi ha 42 anni, succedono alcune cose: un viaggio proprio a Montréal, che li fa innamorare di quella città, un permesso di vacanza lavoro per lei, di sei mesi, qualche episodio di razzismo nei confronti del compagno, meticcio, unito all’atmosfera pesante di crisi di questi anni.  “Così, sette anni fa, abbiamo lasciato la casa, venduto la macchina, caricato i gatti e siamo partiti”.

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http://d.repubblica.it/attualita/2014/11/26/news/maternita_canada_confronto_italia-2390749/

Immagine: Il bambino gigante, di Marc Quinn. 

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