Crisi, non ci restano che i sex toys

Unknown

Sono il vibratore a forma di rossetto che la protagonista del libro di Valeria Benatti, Sex Toys (Giunti), porta sempre con sé in ogni spostamento. Mi troverete come regalo all’interno dell’elegante cofanetto rosso con il quale è venduto il romanzo, che si apre all’insegna dello slogan: “Riuscirà la nostra eroina a trasformare un paese bigotto nella mecca dell’amore vibrante?”. La storia è questa: Daphne è sposata con due figli, ma il suo matrimonio si è trasformato in un’abulica routine. Un giorno la fabbrica per cui lavora entra in crisi, e lei finisce in cassa integrazione.

Ma non si dà per vinta: col nome d’arte Daphne Vibrante, inizia a vendere sex toys, prima alle sue amiche, poi alle amiche dalle amiche finché, travolta dal successo dei suoi giocattoli amorosi, riuscirà – oltre che a ringalluzzire il suo matrimonio con candele e cremine risveglia-sensi- anche a rilanciare l’economia del paese. Il tutto in un tripudio di cuori rosa, lacrime di felicità (e frasi come “lei gli si lanciava addosso come una gattina morbida e vogliosa”). Ma il lettore resta un po’ confuso: trattasi di una bella favola o dobbiamo davvero credere che la forza dell’amore possa tutto? E in questo caso siamo sicuri che la crisi possa cancellarsi a colpi di morsetto, dildi ondosi e banane vibranti? Meglio chiarire: così chi mi acquista potrà usarmi non tanto per ritrovare il lavoro, o trasformare magicamente il marito nel Siffredi di turno, ma più concretamente per trovare micro-consolazioni dall’austerity ammazza libido. Altro che immaginazione al potere: dopo la fine della politica (e dei diritti), non ci resta che il massaggiatore-da-clitoride.

Pubblicato su Il fatto quotidiano, sabato 8 novembre 2014.

 

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